Via Ripa di Meana senza pace, individuate altre due frane

Il Fosso di Santa Margherita non perdona e le piogge favoriscono il formarsi di frane e smottamenti che occorre tamponare. Tutta quella zona – affermano i geologi – è instabile, in equilibrio precario su un enorme cedimento

Via Ripa di Meana senza pace. Due altre frane trascinano a valle alberi e terreno, minacciando la stabilità delle abitazioni soprastanti. Il Fosso di Santa Margherita non perdona e le piogge favoriscono il formarsi di frane e smottamenti che occorre tamponare. Tutta quella zona – affermano i geologi – è instabile, in equilibrio precario su un enorme cedimento. 

La storia risale a secoli fa, addirittura al medioevo. Non è un caso che la muratura antica di protezione porti il nome di Briglie di Braccio, perché fu quel personaggio a dover intervenire per salvaguardare la porzione di città sottostante al famoso Campo Battaglia. Così si chiamava la zona che fronteggia l’attuale Galleria Kennedy e che a quel tempo veniva usata per la famosa litomachia, o Battaglia dei sassi. Anche la toponomastica attuale (Via IV Settembre, già Campo Battaglia) ne serba memoria.

Ma la lezione deve essere servita a poco se, ai primi del Novecento, gli uomini hanno imprudentemente di nuovo caricato il terreno di opere edilizie abitative. Costruire quelle case è stato un errore. Anche perché il terreno, malgrado le dispendiose operazioni idrauliche, continua ad essere franoso. E pare sia destinato ad esserlo ancora.

Un ventennio fa, un’enorme frana impose la costruzione di un muro di cemento armato di sostegno, poi coperto con una tamponatura in pietra all’incerta.

Qualche anno dopo, franò una porzione di strada e per anni abbiamo dovuto transitare, a doppio senso di circolazione, per una carreggiata ridotta della metà e delimitata da decine di metri di new jersey.

Poi i lavori, realizzati in più fasi, a causa del costo elevatissimo.

L’intervento è stato effettuato in modo esemplare, con monitoraggio, zone di deflusso e tecnologie che hanno reso sicuro quel tratto di strada.

Ma, purtroppo, il muro dall’altra parte della strada non basta a contenere il continuo scivolamento del terreno. Occorreva di certo farlo più alto, sia per proteggere le case a monte, sia per evitare che alberi, terriccio e detriti arrivassero sulla strada, minacciando sia le auto di passaggio che quelle in sosta.

Solo l’anno scorso l’ultimo intervento, con la rimozione degli alberi caduti e la sanificazione della scarpata con potature e trincee ecologiche.

Ora ci risiamo. Si è verificata una frana nella zona interessata in passato e una seconda frana più verso il parcheggio delle Briglie, in adiacenza al contrafforte, già peraltro in parte guastato dalla caduta di alcuni elementi lapidei. Una struttura provvisionale protegge sommariamente chi si trovi a passare lì sotto.

Ora una seconda frana consistente ha fatto scivolare terreno e alberi fino alla rete di protezione e al guard rail. In questo caso, le abitazioni sono addirittura più vicine al punto di rottura e le preoccupazioni dei residenti paiono comprensibilmente giustificate.

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Occorre intervenire in modo urgente e possibilmente definitivo. Magari chiedendo al governo regionale e nazionale appositi finanziamenti, dato che il lavoro dovrebbe essere impegnativo, lungo e costoso. Fin troppo per le casse comunali, che non possono reggere questo continuo stillicidio.

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