Lunedì, 15 Luglio 2024
Cronaca

"Le ha scaricate il programma automaticamente", ma il giudice non gli crede: condannato per le foto pedopornografiche nel pc

Secondo la Corte d'appello non è plausibile che l'imputato non sapesse cosa condividesse e scaricasse dal programma di scambio file

“Non so come quei file siano finiti nel mio computer”, ma una cartella piena di foto, catalogate e archiviate con cura lo incastra: condannato a due anni di reclusione.

La Corte d’appello di Perugia ha confermato la condanna dell’imputato ritenendo integrato “il delitto di detenzione e di diffusione di materiale pedopornografico nella memoria del proprio computer e su hard disk file contenenti materiale pedopornografico”. Materiale che secondo l’accusa l’imputato aveva anche condiviso “con altri soggetti tale materiale diffondendolo grazie alla piattaforma Shereaza.

Per i giudici l’imputato “aveva scaricato e visionato filmati pedopornografici, dai quali aveva estrapolato alcune immagini che erano state salvate in una cartella apposita a lui in uso e per aver condiviso siffatti file tramite il programma Shereaza in tempi diversi”.

La tesi difensiva, secondo la quale, “la cartella esistente sul computer dell’imputato non era stata creata” dall’imputato “ma sarebbe stata frutto di una autonoma creazione da parte del sistema, rilevava che in tale cartella non vi erano file di diversa natura finiti di default al suo interno, ma soltanto file contenenti i fotogrammi più espliciti con specifica denominazione, circostanza questa da cui poteva desumersi una autonoma creazione della cartella da parte dell’imputato”.

Ugualmente non condivisibile l’ipotesi “della mancanza di consapevolezza dell’imputato che la piattaforma utilizzata avesse tra le proprie caratteristiche quella della condivisione del materiale” a carattere pedopornografico, “in quanto egli era ben consapevole di aprire una finestra in diretta su ciò che stava scaricando e ben avrebbe potuto astenersi dall’utilizzare il programma Shereaza qualora non fosse stato a conoscenza della funzione di condivisione automatica”.

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