Fontivegge e criminalità, il sindaco indossa l'elmetto: "Esercito in strada o presidio fisso: faccio sul serio"

La proposta di importare il progetto "strade Sicure" - ovvero i militari impiegati contro il crimine - della Lega è stata fatta propria dal primo cittadino che sta studiando il piano sicurezza di Verona. Per Romizi bisogna dare subito un segnale... lo chiedono i cittadini. Contrari Pd e Movimento 5 Stelle

Il modello Verona da applicare nel quartiere di Fontivegge dove, nonostante l'ottimo lavoro delle forze dell'ordine, non si riesce ancora a tagliare le troppe "teste" dei clan dello spaccio e dove la micro-criminalità è ancora forte e provoca grande disagio e indignazione tra i cittadini. Un modello Verona - rilanciato dalla stesso sindaco Romizi che è apparso più risoluto che mai sulla partita sicurezza a Fontivegge - che tradotto vuol dire importare nel capoluogo il progetto "Strade Sicure" gestito da professionisti dell'esercito che in questo caso non sono sentinelle dell'anti-terrorismo.

"In città come Verona - ha ribadito il sindaco in commissione dove si discuteva la proposta di strade sicure della Lega Nord presentato dal capogruppo Michelangelo Felicioni- i militari sono stati utilizzati non per motivi legati al terrorismo, ma per normali esigenze di tutela della sicurezza. Ciò non determina reazioni di timore nei cittadini, ben più spaventati dai brutti spettacoli che giornalmente si presentano ai loro occhi, come ad esempio uscendo dalla stazione di Fontivegge".

Parole chiare in risposta delle preoccupazioni del Movimento 5 Stelle che vede nella richiesta dell'Esercito a Fontivegge un deciso passo indietro rispetto al lavoro fatto fino ad oggi in fatto di sicurezza da parte delle forze dell'ordine, cittadini e associazioni: "Proprio perché si sono già ottenuti risultati - ha spiegato il consigliere Giaffreda - grazie all’apporto di tanti, una proposta di questo tenore non è contingente: la città è in ripresa e non appare corretto militarizzarla. Ciò, infatti, rischia di svilire i tanti sforzi compiuti in tempi recenti che hanno permesso di ridurre i disagi anche a Fontivegge. Portare l’esercito a Perugia, per Giaffreda, rappresenterebbe un passo indietro e non sarebbe paragonabile a quanto avviene ad Assisi o Firenze dove vi sono, alla base della scelta, reali pericoli legati al terrorismo in luoghi sensibili".

Per Romizi “siamo ancora in una fase critica, perché lì la microcriminalità è molto presente a Fontivegge mentre in centro la situazione è nettamente migliorata". In attesa che i progetti comunali per il rilancio del quartiere siano attuati, la Giunta vuole aprire una partita con la Prefettura e il Governo per portare a casa un presidio fisso nella quartiere che "delle forze del’ordine o se del caso dell’esercito a patto che le Istituzioni lì diano dimostrazione tangibile di essere presenti". L'ordine del giorno della Lega e di Felicioni, fatto proprio da Romizi, è passato a maggioranza e ora sarà discusso in consiglio comunale. L'amministrazione comunale è disposta a trovare un locale per il nuovo presidio fisso accollandosi le spese. 

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