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Cronaca Fontivegge

INVIATO CITTADINO L'architetto-urbanista e la Fontivegge che verrà: "Pensare prima di spendere"

Ironizza Mauro Monella, architetto-urbanista, sempre attento alle scelte che riguardano la città

Ironizza Mauro Monella, architetto-urbanista, sempre attento alle scelte che riguardano la città. “A Fontivegge, invece del co-working si potrebbe fare un cow-working!” (con effigiate vacche vaganti, molto piaciute sui social, si dice, anche a qualche spiritoso membro dell’amministrazione in carica).
Poi, sulle ali del ricordo: “Un tempo, qui, l’effluvio del cioccolato faceva assaporare con l’olfatto l’ebbrezza del cacao, sia a noi perugini che ai viaggiatori in arrivo o in partenza”.

“Altro che – aggiunge - le attuali malsane esalazioni di insopportabile tanfo!”. Precisa: “Il fantasma del Centro direzionale è tale perché non c’è più nessuna direzione da prendere, condizionati come siamo da un’implacabile immobilità. Il Broletto è divenuto “brodetto”, insapore e nato male. Dal suo concepimento sono derivate due antipatiche creature: azzeramento della funzione di accoglienza e mobilità, azzeramento del valore complessivo della città storica”.

E, nello specifico: “È avvenuta una deprivazione dei servizi (scuole, asili, centro anziani, botteghe) e l’esiziale cacciata dei cittadini residenti e conseguente ‘rapallizzazione’ (urbanizzazione selvaggia e indiscriminata, ndr.) delle periferie. Insieme a una delocalizzazione e polverizzazione dell’artigianato e della sua tradizionale economia”. Sulle scelte in atto: “Ora si sta procedendo ad un nuovo azzeramento-inserimento, espediente analogo a quello già sperimentato nella Nuova Monteluce. È inutile impiantare nuclei di servizi, come palestra e supermercato, che si rivelano superflui, perché privati del necessario contesto organico. Nel portico della ex Upim e? stato proposto l’Ufficio Condiviso (co-working) proprio nel luogo meno appropriato: il buioso e malsano ‘scantinato’, angusto e avvinghiato nel traffico incessante, dispensatore di ossido di carbonio e altri gas letali”.

Che fare? “Le persone devono poter lavorare, specialmente in condizioni di co-working, in ambienti illuminati, belli, areati, con vista e quiete: condizioni che sole sono in grado di favorire una migliore produttività”. Consiglio finale: “Prima di spendere tanti soldi pubblici, non sarà il caso di riflettere meglio e riordinare le idee per dare un orientamento fruttuoso e consapevole alla rigenerazione?” In conclusione: “Perugia e l’Umbria sono alle prese con il fantasma della povertà. Si tratta di povertà culturale che, inevitabilmente, comporta povertà economica. Le due variabili sono interdipendenti”.

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