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Fontana Maggiore, è partito il restauro per non farla sfiorire: vasche e decori nel mirino

Tutto avviene sotto l’alta sorveglianza della Soprintendenza, nella persona della dottoressa Tiziana Biganti. Intanto si sta montando il cantiere e si procede con molta cautela

Si pone finalmente mano al restauro, al risanamento conservativo e, soprattutto, all’impermeabilizzazione delle vasche della Fontana di Piazza. Ormai da qualche anno, specie sul versante che guarda al Vescovado, la Fontana Maggiore era diventata un colabrodo. Tanto che, piuttosto spesso, i fontanieri dovevano procedere alla chiusura dell’impianto di erogazione dell’acqua. Infatti, la piazza ne risultava di fatto allagata e non era decisamente un bel vedere.

Ora, insieme alla pulizia (“che deve avvenire con scansione regolare, pena il degrado”, dichiara un esperto) si procederà a sostituire la guaina di impermeabilizzazione. “Sostituiremo quella di colore troppo giallo con una di color crema, per ottenere un effetto visivo meno impattante, specie dall’alto” dice uno dei restauratori della cooperativa Coobec di Spoleto, cui è stato assegnato il lavoro per un importo di circa 25 mila euro.

“Altra operazione indispensabile – aggiunge – consiste nella rimozione del carbonato di calcio depositato e stratificato. Un intervento assai simile alla pulizia del tartaro sulla dentatura, mediante l’utilizzo di opportuni ultrasuoni”. Il calcare è visibilmente depositato sulle vasche e sull’alzata centrale a coppa bronzea, notevolmente ammalorata. Lo stesso dicasi per le tre Ninfe portatrici d’acqua, modellate da Giovanni Pisano e i cui originali si trovano nella Galleria Nazionale dell’Umbria.

Pure le formelle verranno controllate da vicino e delicatamente ripulite. “Anche se – aggiunge l’esperto – confesso che mi aspettavo una situazione leggermente più complicata di quella rilevabile a vista”. Un intervento va fatto anche sulle stuccature dei gradini, saltate, qua e là, a causa degli sbalzi termici cui l’antico manufatto è sottoposto.

Poi si tratterà di ripulire e omogeneizzare il tutto mediante l’uso di un’idropulitrice a pressione variabile (del tipo di quella usata per le Logge di Braccio). Il direttore dei lavori, l’architetto Maria Cristina Timpani, ha anche rilevato la necessità di intervenire sulla cancellata che, in più punti, evidenza ossidazioni. Anche qui si opererà ripulendo dalla ruggine e ridando uno strato protettivo del metallo. “Si dovrà però evitare di spalmare vernici che alterino il colore sedimentato e cui i perugini hanno ormai fatto l’occhio”, osserva il prudente restauratore.

Tutto avviene sotto l’alta sorveglianza della Soprintendenza, nella persona della dottoressa Tiziana Biganti. Intanto si sta montando il cantiere e si procede con molta cautela. La Regina della piazza non ammette sviste o distrazioni. La creatura di Bevignate e Boninsegna, dei fratelli scultori Giovanni e Nicola Pisano, è rappresentazione iconica della città medievale, fiore all’occhiello della città del Grifo.

Simbolo di potenza, di prestigio e prosperità, celebrata nei libri di storia, d’arte e di poesia, la maestosa Fontana è la summa del sapere medioevale e dell’identità perugina. Tanto da far scrivere a Claudio Spinelli, massimo poeta in lingua perugina, “Benzì si ’sta Fontana nun ce l’éva / Perugia ta noaltri ’n ce piaceva”.

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