Venerdì, 12 Luglio 2024
Cronaca Nocera Umbra

Nocera Umbra: soldi pubblici per riparare i danni del sisma del '97, ma l'immobile è un rudere

La Corte dei conti ha dichiarato l'incompetenza rimandando al giudice civile per il contenzioso da 90mila euro

La Procura contabile dell’Umbria ha citato in giudizio due imprenditori e una società immobiliare “per la indebita percezione di un contributo a fondo perduto stanziato dalla Regione Umbria per il sisma del 1997 e richiesto per la riparazione di un opificio industriale nel Comune di Nocera Umbra, ma non correttamente utilizzato”.

Secondo la Procura, la società immobiliare aveva chiesto il contributo pubblico di 90mila euro per realizzare un intervento di riparazione e miglioramento sismico di un edificio dichiarato inagibile a seguito del terremoto. Somma liquidata al termine dei lavori e a seguito della presentazione di documentazione, anche fotografica, che attestava l’ultimazione dell’intervento.

Dai controlli della Provincia di Perugia, del Comune di Nocera Umbra e poi della Guardia di finanza (il procedimento per truffa è stato aperto dalla Procura di Spoleto, anche se l’eventuale reato è di fatto prescritto), però, emergevano delle incongruenze, in quanto dal sopralluogo effettuato, l’immobile si presentava ancora come un rudere, con le ferite del terremoto.

Le opere effettuate sarebbero costituite nella “realizzazione di una decina di perfori armati per il collegamento tra travi e pilastri”. L’ente provinciale, quindi, provvedeva a revocare gli atti di concessione del contributo e recuperare le somme erogate, con verifica delle relative responsabilità.

Revoca che la società immobiliare impugnava davanti al Tar, ma il cui ricorso veniva respinto. Nonostante gli ordini del giudice, però, le somme non sono state recuperate, arrecando un danno erariale alla Regione Umbria e al Comune di Nocera Umbra per la indebita percezione di un contributo pubblico a fondo perduto.

I giudici contabili, però, hanno ritenuto di dover dichiarare l’incompetenza nel giudizio, in quanto allo stato degli atti si tratterebbe di una questione civilistica tra gli enti coinvolti, che hanno revocato il mandato di pagamento, e la società immobiliare che sostiene di aver pagato con quei soldi le fatture delle ditte che hanno lavorato, fittiziamente, al progetto.

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