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Domenica, 23 Gennaio 2022
Cronaca Foligno

Foligno: area di servizio su una zona archeologica, il Tar stoppa il progetto

Nell'area ci sono una tomba, un monumento funebre e una strada di epoca romana

Una sepoltura, un monumento funerario e un tratto di strada romana, reperti archeologici che impediscono qualsiasi utilizzo di un terreno. Il Tribunale amministrativo conferma le decisioni del Ministero e della Soprintendenza: non si può costruire nulla e il proprietario li deve tenere così come sono.

Il proprietario del terreno in cui insiste “il nucleo in conglomerato di un monumento funerario a torre di età romana, le strutture murarie in conglomerato pertinenti alle costruzioni di una strada antica e una sepoltura a fossa di età romana” ha fatto ricorso al Tribunale amministrativo regionale dell’Umbria contro la decisione di Ministero, Soprintendenza e Comune di Foligno, che impone il “divieto di elevare costruzioni di qualsiasi genere, anche a carattere provvisorio, di eseguire sterri o movimenti di terra ed opere di sistemazione, anche agricola, che alterino l’assetto attuale, nonché di adibire l’area a discariche pubbliche o private, a parcheggi o altri usi in contrasto con l’attuale sistemazione a verde a carattere prevalentemente agricolo”.

Nel 2016 il Tar aveva già annullato una decisione in tal senso, sempre degli enti preposti alla tutela dei beni archeologici, perché la previsione era stata fatta su un’area troppo vasta, riconducendo il vincolo alle sole particelle già interessate dalla presenza dei manufatti.

Con la sentenza odierna, invece, si dà corpo alla “consapevolezza che l’intervento pubblico a protezione del patrimonio artistico e storico non possa rimanere circoscritto ai soli beni culturali strettamente intesi ed alla conseguente esigenza di una tutela che consenta di preservare l’inserimento degli stessi beni nella loro propria collocazione spaziale e di perpetuarne la leggibilità, in termini prospettici, architettonici e sociali, nel territorio in cui essi furono realizzati”. Ne consegue che “il bene di interesse storico-artistico” deve essere “valorizzato nella sua complessiva prospettiva e cornice ambientale, con la conseguenza che i relativi divieti e limitazioni possono interessare anche immobili non adiacenti a quello tutelato in via diretta, purché allo stesso accomunati dall’appartenenza ad un unitario e inscindibile contesto territoriale”. Confermando la scelta di Ministero e Soprintendenza nel vietare qualsiasi uso commerciale, edilizio o di viabilità. Tanto più se si tratta di costruire una stazione di servizio in un’area archeologica.

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