Cronaca

FOCUS SOCIETA' Unioni civili "arcobaleno": tutti i dati in Italia e in Umbria. Matrimoni in Comune in forte crescita per le prime nozze

Il 2019 è stato l'anno peggiore, in fatto di numeri, per "i matrimoni" arcobaleno dal 2016 quando sono stati istituiti per legge

L’evoluzione della nuzialità passa anche dall’aumento del numero di matrimoni celebrati con rito civile, passati dal 2,3% del 1970, al 36,7% del 2008 fino al 52,6% del 2019, cioè 96.789 matrimoni celebrati senza rito religioso. E’ quanto emerge dall’indagine pubblicata dall’Istituto nazionale di statistica (Istat). I matrimoni con rito civile sono 2 su 3 al Nord e circa 1 su 3 al Sud. Sono celebrate prevalentemente con rito civile le seconde nozze e successive (94,8%) e i matrimoni con almeno uno sposo straniero (90,3%), entrambe in deciso aumento: si risposa il 13,8% del totale dei matrimoni celebrati nel 2008 cresciuto al 20,6% nel 2019, mentre i matrimoni misti sono aumentati dal 15,0% al 18,6%.

La scelta di celebrare il matrimonio con il rito civile si sta affermando rapidamente anche nei primi matrimoni (dal 27,9% del 2008 al 41,6% del 2019). Considerando i primi matrimoni di sposi entrambi italiani, che costituiscono l’84,5% del totale dei primi matrimoni, l’incidenza media di quelli celebrati con il rito civile è del 33,4%. Era il 20% nel 2008. Questa quota - che può essere letta come promettente indicatore di secolarizzazione - presenta una spiccata variabilità territoriale: si passa dal 21,2% nel Mezzogiorno al 43,5% del Nord e al 41,1% del Centro.

UNIONI CIVILI - A proposito di "matrimoni" celebrati con rito civile, nel 2019 in Italia sono state celebrate 2.297 unioni civili tra coppie dello stesso sesso presso gli Uffici di Stato civile dei comuni italiani. Dopo il boom di unioni registrate nel secondo semestre 2016, grazie all’entrata in vigore proprio in quell’anno della legge n. 76, che ha permesso a molte coppie da tempo in attesa di ufficializzare il proprio legame affettivo, si è assistito ad un progressivo ridimensionamento dei numeri. 

In Umbria, nel corso del 2019 si sono celebrati 15 matrimoni tra persone dello stesso sesso di cui almeno uno di origine umbra: ben 6 coniugi avevano origini laziali, mentre soltanto in una coppia, entrambi i futuri coniugi avevano origini nella nostra regione. Se si analizzano i dati riguardanti l’Umbria come regione di residenza, il rapporto cambia: di 27 matrimoni arcobaleno celebrati, ben 20 risultano tra persone residenti entrambe nel territorio. Secondo l'ultimo rapporto Istat emerge che le coppie arcobaleno, unite con rito civile, sono in prevalenza (parliamo della nostra regione) formate da uomini (65.5% contro 34.5% delle donne). Dalla statisca si evince che nel 2019 - il dato comunque potrebbe essere in evoluzione - sono state 42 le unioni civili. Nello specifico, a riguardo della ripartizione su base provinciale, a Perugia abbiamo il 65.4% di coppie formate da uomini e il 34.6 da coppie delle stesso sesso di genere femminile; a Terni il dato delle coppie unite formate da uomini sale al 66.7% e quello delle donne alle 33.3%. Ma quanto costa sposarsi con rito civile a Perugia? Nelle sedi comunali i prezzi variano in base alla location: per i residenti nel Comune, nel corso delle mattine infrasettimanali la Sala della Vaccara è offerta gratuitamente. Per i non residenti è richiesto un contributo di 50€. Il massimo richiesto è invece 600€ nei giorni festivi per la Sala della Vaccara e delle sale decentrate Walter Binni, Sant’Anna e Santa Maria degli Armeni.

Le unioni arcobaleno registrate nel 2019 si vanno a sommare a quelle già costituite nel corso della seconda parte del 2016 (2.336), e degli anni 2017 (4.376) e 2018 (2.808). Il 37,9% delle unioni civili è nel Nord-ovest, seguite dal Centro (26,7%). Tra le regioni in testa si posiziona la Lombardia con il 24,5%, seguono Lazio (15,3%), Piemonte (9,6%), Emilia-Romagna (9,3%) e Toscana (8,8%). Considerando i tassi per 100mila residenti, il Lazio si colloca al primo posto (6,1 per 100mila), seguito da Lombardia (5,6), Toscana e Liguria (5,4). Emerge con particolare evidenza il ruolo attrattivo di alcune metropoli. Nel 2019 nel comune di Roma e in quello di Milano le unioni sono state complessivamente il 20,3% del totale (rispettivamente il 10,8% e il 9,5%). Particolarmente rilevante è il ruolo della provincia di Roma dove si è concentrato il 14,0% di tutte le unioni civili e di quella di Milano (con il 12,3% del totale). Si conferma anche nel 2019 la prevalenza di coppie di uomini (1.428 unioni, il 62,2% del totale), anche se in progressivo ridimensionamento (73,6% nel 2016, 67,7% nel 2017 e 64,2% nel 2018). Tale quota è abbastanza simile in tutte le ripartizioni: dal 60,4% del Sud al 66,4% delle Isole.
 

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