Cronaca

In Umbria vivono 92.083 stranieri e in Italia oltre 5 milioni: ecco come è cambiata la mappa delle religioni da noi e nel Paese

Il panorama religioso italiano sta diventando sempre più variegato: le confessioni praticate in Italia hanno visto un aumento continuo negli anni

Foto: sanfrancesco.org

Secondo l'ultimo dato presentato dall’Istituto nazionale di Statistica (Istat), nel territorio umbro risultano residenti al 1° gennaio di quest'anno 92.083 persone di origine straniera (su un totale di residenti pari a 865.013 unità) di cui 41.460 maschi e 50.623 femmine. Nello specifico risiedono nella provincia di Perugia più di un terzo, cioè 69.307 (31.279 maschi e 38.028 femmine), e nel solo capoluogo 20.546 (9.673 maschi e 10.873 femmine).

A livello nazionale, gli stranieri residenti in Italia al 1° gennaio 2021 sono 5.035.643, in diminuzione dello 0,1% rispetto al valore del 1° gennaio 2020 (5.039.637) ma in aumento dello 0,8% rispetto ai 4.996.158 del 1° gennaio 2019. Secondo il Pew Research Center, che si occupa di elaborare dati sul futuro delle religioni nel mondo, l'Italia è all’80,8% cristiana. Al secondo posto per numero percentuale figurano i non affiliati (atei e agnostici, insieme più di 8 milioni) e poi i musulmani. Questi si possono stimare complessivamente in diminuzione dell’8,4% tra il 1° gennaio 2019 e il 1° gennaio 2021, scendendo al di sotto degli 1,4 milioni (il 27,1%). I primi gruppi nazionali tra i musulmani sono nell'ordine i marocchini, gli albanesi, i bangladesi e i pakistani, ma i primi tre gruppi nazionali rappresentano da soli più della metà degli islamici sul territorio nazionale. In termini relativi, invece, i musulmani costituiscono più del 95% del totale dei residenti tra marocchini (98,6%), bangladesi (96,0%) e pakistani (95,6%), ma meno della metà (42,5%) tra gli albanesi.

Atei o agnostici sono d’altra parte la maggioranza assoluta dei cinesi (il 53,3%, pari a circa 170 mila unità), i quali da soli rappresentano quasi uno straniero su tre fra chi non dichiara alcuna religione davanti ai rumeni e agli albanesi entrambi con un’incidenza invece del 18,9%. I cristiani cattolici stranieri residenti in Italia durante il biennio 2019-20 sono diminuiti complessivamente dell’8,1%, portandosi a circa 855 mila unità; mentre sono aumentati gli ortodossi dell’8,3%, superando quota 1,6 milIn termini relativi infatti al 1° gennaio 2021 la maggioranza assoluta dei cristiani presenti sul territorio nazionale è di religione ortodossa (il 57,5%), quasi il doppio rispetto ai cattolici (il 30,2%); tra le incidenze minori invece gli evangelici (5,8%), i copti (1,1%) e altri (5,4%). In Umbria gli ingressi annuali di stranieri in fatto di religione si equivalgono tra cattolici e musulmani.  

I cristiani evangelici infatti sono 164 mila, i copti si possono stimare in circa 32 mila, gli e il complesso di tutti gli altri cristiani in 152 mila, per un totale di cristiani di ogni afferenza pari ad oltre 2,8 milioni cioè il 56,2% del totale degli stranieri in Italia. In base alla nazionalità, c'è una forte presenza di cristiani ortodossi rumeni (pari al 73,8%, e cioè tre rumeni su quattro sono ortodossi), ed essi da soli rappresentano nettamente la maggioranza assoluta (per la precisione il 61,0%) degli stranieri di religione ortodossa residenti in Italia. Le massime incidenze di ortodossi all'interno dei singoli collettivi nazionali si registrano fra bielorussi (92,1%) e russi (91,4%); le minime fra albanesi (17,8%) e macedoni (19,7%). Tra i cristiani copti, invece, la nazione più importante e che li rappresenta in maniera maggiore sul territorio nazionale è sicuramente l’Egitto.

Seppure solamente poco più di un egiziano su dieci in Italia è copto, gli egiziani afferenti a tale religione rappresentano quasi i tre quarti della presenza complessiva dei copti sul territorio nazionale (per la precisione il 74,2%), nettamente davanti ad altri gruppi in questo caso tutti africani: nell’ordine ghanesi, eritrei, nigeriani e marocchini. I cristiani evangelici hanno invece una composizione etnica più composita e sono formati principalmente da nigeriani e ghanesi (entrambi gruppi nazionali provenienti dall'Africa, con quote di’incidenza sul totale degli evangelici in Italia rispettivamente del 21,0% e del 14,8%), e poi da filippini e cinesi (9,7% e 8,5%), entrambi collettivi asiatici.

Gli altri cristiani, infine, risultano in maggioranza assoluta rumeni, nigeriani o ghanesi, mentre passando ai buddisti afferiscono a quest’appartenenza religiosa circa un terzo dei cinesi (il 34,1%) e degli srilankesi (il 36,5%), entrambi collettivi asiatici che rappresentano da soli rispettivamente il 62,5% – e cioè nettamente la maggioranza assoluta – e il 24,9% del totale dei buddisti stranieri in Italia, davanti agli indiani (8,7%). Gli induisti, invece, sono davvero molto spesso (nell’83,8% dei casi) indiani, nonostante meno della metà degli indiani si dichiari di tale religione (il 48,6%); infatti, tra di loro, non è rara l’appartenenza religiosa sikh ed è anzi notevolissimo come quasi tutti i sikh (il 94,7%) siano di nazionalità indiana.

Altre religioni in Italia sono generalmente poco diffuse tra gli stranieri ma si registrano gruppi abbastanza consistenti di fedeli di altre confessioni ignote tra cinesi (circa 20mila persone) e ucraini (11mila, probabilmente di culti ortodossi autocefali non cristiani).

Concludendo, il panorama religioso italiano sta diventando sempre più variegato, non solo a livello quantitativo (le confessioni praticate in Italia hanno visto un aumento continuo negli anni), ma anche qualitativo, nel senso che le varie religioni si sono sovrapposte tra loro e influenzate. In parte per via di questa complessità, in parte per la difficoltà nel definire con precisione l’appartenenza religiosa delle persone (considerate anche le differenze tra credenti e praticanti), i dati su questo argomento non sono quasi mai di facile ed immediata elaborazione e possono variare in base alle fonti che si utilizzano.

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