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Cronaca

Si è finto morto carbonizzato, sì all'estradizione in Albania. I legali: "Un errore, analogie col caso Salis"

Oggi la sentenza della Corte d'Appello di Perugia: il 49enne imprenditore della Valtiberina Davide Pecorelli era stato condannato a 4 anni dal tribunale di Puke lo scorso mese

La Corte d'Appello di Perugia ha dato l'ok all'estradizione di Davide Pecorelli, imprenditore 49enne della Valtiberina, condannato lo scorso aprile a 4 anni di reclusione dal tribunale di Puke, nella prefettura di Scutari in Albania, per una serie di reati che sarebbero stati commessi in quel paese. Pecorelli si era finto morto carbonizzato nel gennaio 2021 in Albania per scomparire e riapparire qualche mese più tardi in Italia, redivivo, come naufrago nel mar Tirreno. Nel frattempo, però, è stato colpito da un mandato di arresto internazionale emesso il 2 ottobre 2022 dal tribunale di Puke. La misura cautelare era scattata per i reati di truffa aggravata in concorso, profanazione di tombe in concorso, intralcio alla giustizia in concorso, distruzione della proprietà tramite incendio in concorso e attraversamento illecito della frontiera. Il processo al tribunale di Scutari, celebrato un mese e mezzo fa con il rito abbreviato, ha visto la condanna di Pecorelli per i reati ascritti tranne l'ipotesi di intralcio alla giustizia (per il quale è stato assolto).

Davide Pecorelli è stato al centro, negli anni scorsi, di una vicenda intricata. Raccontata poi dal diretto interessato in modo più vicino alla narrativa picaresca piuttosto che aderente alla realtà. Originario di San Giustino umbro, imprenditore del settore beauty (con negozio da parrucchiere a Sansepolcro) ed ex arbitro della sezione Aia di Arezzo, si era recato in Albania dove pareva essere morto carbonizzato. Ma poi era ricomparso in Italia, come presunto naufrago nel mare Tirreno. Raccontò una storia romanzesca di caccia a un tesoro, in stile conte di Montecristo. Invece, stando a quanto ricostruito durante le indagini degli inquirenti albanesi, nel gennaio 2021 avrebbe dato fuoco a un'auto da lui noleggiata in Albania, al cui interno fece ritrovare resti di ossa umane per simulare il proprio decesso. A monte della macabra messinscena ci sarebbe una storia di debiti, conti non saldati che ne avrebbero fatto un uomo in disperata fuga per farsi dimenticare. Per i reati di cui era accusato in Albania era stato anche sottoposto ad arresto provvisorio in Italia. Già nel 2022 l'Albania aveva chiesto la sua estradizione, con la conclusione del processo a suo carico lo scorso aprile, la giustizia italiana si è ora pronunciata.

Davide Pecorelli è stato al centro, negli anni scorsi, di una vicenda intricata. Raccontata poi dal diretto interessato in modo più vicino alla narrativa picaresca piuttosto che aderente alla realtà. Originario di San Giustino umbro, imprenditore del settore beauty (con negozio da parrucchiere a Sansepolcro) ed ex arbitro della sezione Aia di Arezzo, si era recato in Albania dove pareva essere morto carbonizzato. Ma poi era ricomparso in Italia, come presunto naufrago nel mare Tirreno. Raccontò una storia romanzesca di caccia a un tesoro, in stile conte di Montecristo. Invece, stando a quanto ricostruito durante le indagini degli inquirenti albanesi, nel gennaio 2021 avrebbe dato fuoco a un'auto da lui noleggiata in Albania, al cui interno fece ritrovare resti di ossa umane per simulare il proprio decesso. A monte della macabra messinscena ci sarebbe una storia di debiti, conti non saldati che ne avrebbero fatto un uomo in disperata fuga per farsi dimenticare. Per i reati di cui era accusato in Albania era stato anche sottoposto ad arresto provvisorio in Italia. Già nel 2022 l'Albania aveva chiesto la sua estradizione, con la conclusione del processo a suo carico lo scorso aprile, la giustizia italiana si è ora pronunciata

Non solo, gli avvocati, nel loro intervento, tirano in ballo anche il caso di Ilaria Salis, detenuta in Ungheria, e del suo compagno. "E' stato anche richiesto un approfondimento istruttorio per verificare se le condizioni detentive in Albania siano rispettose del divieto di sottoposizione dei detenuti a trattamenti inumani e degradanti che impedirebbero l'esecuzione dell'estradizione nei confronti dell'assistito, come nel noto caso di cronaca che ha visto coinvolto Gabriele Marchesi, compagno di Ilaria Salis, per il quale non si è dato corso all'estradizione per fatti ben più gravi di quelli ascritti al Pecorelli. Il collegio difensivo attenderà, quindi, il deposito della motivazione della sentenza, previsto entro novanta giorni dalla data odierna, e successivamente impugnerà la decisione con il ricorso per cassazione, fiducioso nella riforma della pronuncia e della fondatezza delle argomentazioni difensive, tenuto anche conto che la consegna di Pecorelli inciderebbe pesantemente nella sua sfera familiare, essendo sposato e padre di quattro figli", concludono i legali.

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