Cronaca

Così rubavano i soldi del consorzio: blitz della Finanza, cinque arresti a Perugia

Le indagini delle Fiamme Gialle hanno documentato che "cinque dei sei componenti del consiglio direttivo del consorzio avevano costituito una vera e propria organizzazione per appropriarsi cospicui compensi “in nero” da numerosi ambulanti"

Dalle prime ore dell’alba di mercoledì 21 settembre, militari della Guardia di Finanza di Perugia stanno dando esecuzione ad ordinanze di custodia cautelare (arresti domiciliari), disposte dal Gip del Tribunale di Perugia, nei confronti di cinque componenti del consiglio direttivo di un consorzio di ambulanti, accusati di associazione per delinquere finalizzata all’appropriazione indebita. Le attività investigative, svolte dagli uomini del Nucleo di Polizia Tributaria di Perugia e coordinate dalla Procura della Repubblica del capoluogo umbro, prendono il via dalle denunce di alcuni ambulanti che, secondo quanto riportato dalla Finanza, “lamentavano una gestione finanziaria poco trasparente del consorzio, costituito nel 1999 dagli operatori del settore per organizzare e gestire le mostre mercato che si tengono periodicamente nell’intera regione umbra”.

Le indagini delle Fiamme Gialle hanno documentato che “cinque dei sei componenti del consiglio direttivo del consorzio avevano, di fatto, costituito una vera e propria organizzazione, collaudata nel tempo, attraverso la quale si facevano consegnare, appropriandosene, cospicui compensi “in nero” da numerosi ambulanti per la loro partecipazione alle manifestazioni fieristiche che si svolgono, tra le altre, nelle località di Perugia, Città di Castello, Spoleto e Assisi”.

E ancora: “Il meccanismo escogitato era tanto semplice quanto efficace: gli indagati si limitavano a documentare quanto incassato dai commercianti partecipanti ai singoli eventi unicamente per la parte necessaria a “coprire” le spese organizzative e di occupazione del suolo pubblico. Tutti i restanti incassi, invece, venivano percepiti “in nero” e poi spartiti tra i cinque secondo rigidi criteri predeterminati: il 30% al presidente del consorzio ed il resto, in parti uguali, ai rimanenti associati”. Secondo la ricostruzione degli investigatori del Nucleo di Polizia Tributaria, gli indagati, attraverso questo sistema, si sarebbero indebitamente appropriati, impoverendo i conti del consorzio, di circa 100 mila euro.

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