Cronaca

Storie perugine, Sandro Allegrini: "Perché non più 'di Ognissanti', ma ora 'Fiera dei morti'...."

Le “Riformanze” e gli “Statuti” del Comune di Perugia fanno riferimento alla “fiera di novembre”, tenuta nel popolare borgo di Porta San Pietro, già nella seconda metà del Duecento. L’origine è dunque lontanissima e si radica nel Medio Evo, precedendo di un secolo la Fiera del Perdono di Assisi. La Fiera dei Morti era originariamente definita “di Ognissanti”, ma nel Seicento si decise di dedicarla al culto dei defunti. Al cambiamento di nome non fu estranea la decisione dei benedettini che individuarono il 2 novembre come giornata da dedicare alle preghiere per i familiari estinti. Secondo altri, i perugini intesero sganciare l’evento commerciale dalla sacralità del nome dei Santi e preferirono legarla alla storia personale e a quella della comunità, rappresentata dagli antenati.

D’altronde, il collegamento col culto dei defunti sopravvive tuttora anche in specialità della tradizione come le “fave dei morti”, o i biscottini “ossa dei morti”, che collegavano l’aspetto rituale a quello gastronomico, in una comunione golosa di compresenza. Certamente il mercato locale trovava nella fiera uno stimolo importante. Insomma, i perugini del Centro, dei Borghi e del contado andavano alla fiera non solo per comprare, ma anche per vendere i propri prodotti.

A Perugia si tenevano anche le fiere di S. Ercolano e della Conca. Fino a tutto l’Ottocento, la funzione economica e civile delle fiere fu fondamentale, sia per il reperimento di merci legate alle attività professionali e familiari, sia come sfogo commerciale per i prodotti locali. Ma l’evento risultava significativo anche sotto il profilo sociale e culturale. Difatti, in occasione delle fiere, si svolgevano manifestazioni di grande richiamo, come giostre, tornei, esibizioni di giocolieri e saltimbanchi. Oltre alla famosa corsa del toro. Non era infrequente, come anche oggi accade, imbattersi in furfanti e borseggiatori, che venivano perseguiti dalle guardie comunali in servizio d’ordine.

L’elemento principale di attrazione era costituito dalle novità: attrezzi speciali, oggetti di uso quotidiano, stoffe. Ancor oggi, gli ambulanti vantano le virtù di utensili per il lavoro e per la casa. Alla fiera, i cantastorie, gente di teatro, avventurieri e viaggiatori portavano l’informazione che oggi viaggia attraverso i canali della multimedialità. In tal modo, si favoriva il transito delle notizie e si rompeva momentaneamente il tradizionale isolamento delle popolazioni umbre

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