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'Festival Giornalismo', i fondatori vogliono restare a Perugia: "Sarà difficile ma ci proviamo"

Annunciata la sfida per una possibile edizione del Festival del Giornalismo 2014: raccolta di fondi con il 'crowdfunding'. La Ciccone: "non sappiamo se lo faremo ancora a Perugia ma se si per orgoglio e dignità non accetteremo soldi pubblici dalle istituzoni umbre"

"Sarà molto difficile per noi realizzare l'edizione del prossimo anno ma abbiamo voluto questo incontro pubblico anche per lanciare un'idea che ci è stata proposta dalle tante personalità italiane e internazionali che subito hanno offerto il loro aiuto, proveremo a raccogliere dei fondi con un ‘crowdfunding’, una raccolta fondi dal basso". Esiste ancora qualche speranza per il Festival del Giornalismo.

Qualche spiraglio è stato aperto questa mattina (21 ottobre) durante l'atteso incontro all'Hotel Brufani dei fondatori del 'Festival internazionale del Giornalismo', Arianna Ciccone e Chris Potter nel dettaglio hanno illustrato le ragioni della decisione di chiudere il festival. Tanti sono stati i punti presi in considerazione dalla Ciccone, dalla costruzione del budget ai rapporti con le istituzioni, da nuove città che si sono candidate ai motivi che fanno di Perugia ancora una scelta.

La politica è assente, né il sindaco né l'assessore Cernicchi, duramente attaccato nell'incontro sono arrivati. Ed è proprio nei rapporti con la politica umbra che si è rotto qualcosa: "Il problema – hanno sottolineato Arianna e Chris – è stato il continuo atto di convincimento da un ufficio all'altro per avere i soldi pubblici. Hanno detto di essere sorpresi ma in realtà sapevano già tutto delle nostre decisioni, è stata inviata una mail a Marini e Boccali con il testo del post che avremmo pubblicato il giorno dopo. Solo Boccali, che ringraziamo per il suo grande impegno, ci ha risposto esprimendo un reale rammarico".

A Chris il compito di illustrare le ragioni economiche che fanno del festival ad essere anche un reale affare per il territorio: "La settima edizione è costata 400mila euro di cui 300mila, il 75% dai privati, e circa 100mila il 25% dal pubblico. Se noi calcoliamo che lo scorso anno circa 300mila euro sono stati riversati sul territorio attraverso le spese per gli ospiti, come gli alberghi, i ristoranti, i service, i traduttori, la logistica etc. Viene fuori il dato di una proporzione incredibile rispetto ai soldi investiti dal pubblico e il ricavo per il tessuto commerciale. Senza considerare poi tutti i giornalisti accreditati che si pagano il soggiorno al festival da soli, lo scorso anno circa 1500, e senza considerare tutto il ritorno di immagine e di marketing territoriale".

"Quest'anno abbiamo calcolato un budget di 600mila - precisa la Ciccone - chiedendo un ulteriore sforzo agli sponsor e al pubblico. Gli sponsor ci sono venuti incontro, mentre il pubblico ha rimandato continuamente fino a presentarci dei fondi inferiori allo scorso anno, in tendenza con i tagli degli ultimi, siamo stufi e non possiamo vedere il festival regredire e come avevamo titolato 'Stop at the top' chiudiamo quando siamo al 'top' e non come ha capito l'assessore Cenicchi che chiudiamo quello che è il top".

Sul rientro per il territorio non c'erano dubbi e forse e proprio qui che si annida la delusione degli organizzatori che ritengono la politica colpevole di non aver considerato il festival con i giusti criteri rispetto magari ad altri eventi finanziati con ben altri budget ma dall'indubbio ritorno. La Ciccone se la prende principalmente con i due assessori alla cultura, Bracco in Regione e Cernicchi a Palazzo Priori, "Non è possibile che dobbiamo, all'ottava edizione, ancora cercare di convincere l'assessore Bracco della bontà delle nostre intenzioni - sottolinea la Ciccone - Non ho mai visto in questi anni una delibera flash come quella annunciata da Bracco, abbiamo sempre dovuto rincorrere gli assessori uno ad uno. Bracco ci ha cancellato due appuntamenti l’anno scorso, non possiamo sempre stare nell'incertezza fino all’ultimo secondo. Adesso diciamo basta per la nostra dignità non accetteremo contributi pubblici dagli enti pubblici umbri che sia comune o Regione, basta essere trattati così".

L'assessore Bracco, incrociato da noi poco dopo l'incontro fuori dai palazzi della regione, ha voluto precisare il perché della scelta di non partecipare: "Non mi faccio certo dettare l'agenda dalla Ciccone, e risponderemo con una conferenza stampa, con i dati precisi alle falsità che hanno detto gli organizzatori del festival sui fondi pubblici. La Ciccone non deve dimenticare che sono anche assessore al turismo quindi non dica che i soldi dal mio assessorato non sono arrivati, e poi bisogna precisare che negli anni in cui il festival ha incassato di più dalla regione ero assessore alla cultura".

Insomma i punti ancora da chiarire sono ancora tanti e il braccio di ferro sembra iniziato ma forse è già finito. L'unica certezza è che Arianna e Chris si sono dati ancora 15 giorni per vedere come andrà la raccolta fondi e per decidere se fare il festival e soprattutto dove farlo. "Non ci sentiamo di escludere Perugia che resta sempre una delle nostre opzioni".

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