Giovedì, 28 Ottobre 2021
Cronaca

Fervono i lavori a Fontivegge, fra piazza del Bacio, la pista da skate e lo Steccone. Un po' di storia

Da qualche giorno è all’opera la ditta Cosmos, specializzata in illuminazione

Fervono i lavori per la riqualificazione di Fontivegge, fra piazza del Bacio, la pista da skate e lo Steccone. Dopo il risanamento della fontana, i lavori alla pista sono di fatto conclusi. Anche gli accessori metallici, sebbene incellofanati, sono tutti montati. Sono state installate le apparecchiature per il telecontrollo, in punti strategici, per evitare che la zona si trasformi – più di quanto già non lo sia – in luogo di spaccio e malaffare. Da qualche giorno è all’opera la ditta Cosmos, specializzata in illuminazione. Sono stati montati riflettori a led, di resa superiore e consumi contenuti. La tipologia è conforme a quella utilizzata in città.

Al momento, stanno operando sulla silhouette metallica rappresentante un volto umano. Quegli occhi, costituiti da due fari, sono spenti da anni. Gli operai della Cosmos hanno realizzato due pozzetti che verranno occupati da fari, utili a illuminare la scultura dal basso. Non sanno, per ora, dire se quegli “occhi” emaneranno luce. Ma tutto lascia pensare che potrebbe essere così, visto che alla base esiste un collegamento elettrico ai riflettori. 

L’effetto potrebbe risultare suggestivo, considerando che il progettista aveva messo in conto questa possibilità e che l’Inviato Cittadino ricorda di averli visti illuminati. Tanti anni fa, quando la realizzazione dello Steccone (ironicamente e allusivamente chiamato bi-Steccone, per il magna-magna ipotizzato da molti) fu improvvisamente interrotta a causa di problemi finanziari dell’impresa Del Favero, stremata e finita in liquidazione.

Peraltro si bloccò il progetto proprio nella parte più interessante: quella che prevedeva la realizzazione di teatro e altri luoghi di socialità. Insomma, si prese la polpa e si lasciò l’osso alla città. Che, in fondo, non ha mai troppo amato quell’esperimento architettonico e urbanistico. In cui girarono tanti soldi, fra sospetti e opacità. Lasciando in eredità una delle cosiddette “incompiute”: sinfonie tutt’altro che gradevoli all’udito fino dei perugini. E al piacere dell’onestà.
Comunque, ciò che è stato è stato. Inutile recriminare. L’importante è non perseverare negli errori, che sarebbe scelta “diabolica”.

A lavoro finito, confidiamo che questa parte della città potrà svolgere funzione di aggregazione che, almeno fino ad oggi, la piazza “metafisica” di Aldo Rossi non è mai riuscita a realizzare. Chissà se per colpa dei perugini o per la destinazione di quartiere dormitorio, senza famiglie, solo uffici e negozi. Che è come dire: si salvi chi può.

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