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INVIATO CITTADINO L'Inno alla Vulva davanti al Duomo di Perugia, non chiamiamole femministe

In questo caso, si è invece trattato di una manifestazione squallida, abborracciata: una semplice e volgare provocazione

Ingiusto chiamarle femministe: il femminismo è stato, ed è, una cosa seria. Il femminismo è stato cultura, politica, messa in discussione di modelli culturali, acquisizione di consapevolezza e responsabilità. Perché – come diceva Simone de Beauvoir – “donne non si nasce… si diventa”.

In questo caso, si è invece trattato di una manifestazione squallida, abborracciata: una semplice e volgare provocazione. Per giunta, attuata da quattro gatti, una sparuta pattuglia di ragazzine colorate: abbiamo pubblicato le foto, inequivocabili, che lo dimostrano. 

Ci riferiamo alla manifestazione tenuta in piazza Grande l’8 di marzo, di cui PerugiaToday è stata la prima a dare conto, con ampia documentazione iconografica proposta in gallery. L’Inviato Cittadino era presente e ha parlato con qualcuna delle manifestanti di uno sciopero… contro chi non si è capito. Il volume delle casse, sistemate sotto le Logge di Braccio, era assordante. Tanto che mi sono permesso di chiedere se la manifestazione fosse autorizzata. Hanno riposto di sì.

Ma quel baccano disturbava il concerto lirico che si teneva in Sala dei Notari. Oltre a rivelarsi platealmente inopportuno e su proprietà privata. Le Logge, infatti, sebbene di uso pubblico, appartengono al Capitolo della cattedrale. Il frastuono è proseguito – si è anzi intensificato, e forse non a caso – all’inizio della liturgia serale in  duomo.

L’Inno alla vulva, cantato a squarciagola a mo’ di litania (ora pro nobis è diventato “godi con noi”), non necessita di commenti. Come è chiaramente inopportuno riferirne i contenuti, che sono comunque squadernati in rete.

Abbiamo  anche riferito della presenza cospicua di polizia e carabinieri, in divisa e in borghese. E ci si chiede: ma non era forse appropriato che qualcuno invitasse, garbatamente, quelle invasate a tenere un volume più basso, un tono acconcio, contenuti meno spudorati? I reati – se reato c’è stato… e c’è chi lo sostiene convintamente – non vanno prevenuti, anche senza aspettare denunce? Ma la libertà d’espressione può superare i limiti del buon gusto, della decenza, delle norme a tutela della collettività? Non si tratta di essere perbenisti o bacchettoni. Quella manifestazione, nelle modalità in  cui si è svolta, a quell’ora, davanti alla cattedrale, aveva chiaramente assunto i toni del turpiloquio e della blasfemia. Tutte condotte che, sebbene depenalizzate, restano comunque comportamenti da stigmatizzare e da sanzionare sul piano amministrativo, nel rispetto della società civile. Poiché si tratta, comunque, di comportamenti illeciti e socialmente avvertiti come deprecabili.

Ma nessuno ha fatto niente per impedire quello scempio. E chi era in chiesa per pregare ha sentito l’eco del “godi con noi”. Decisamente, una brutta pagina nella storia della città.

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