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Aborti clandestini a Perugia, prendono un farmaco per perdere il bambino

Gli investigatori, dopo una serie di attente indagini, hanno ipotizzato l'esistenza di un traffico di farmaci utilizzati proprio per gli aborti clandestini

I forti dolori al ventre e le perdite di sangue non hanno lasciato dubbi. Ai medici è bastata una breve visiti per comprendere che la donna stava avendo un aborto spontaneo, ma è solo grazie alle ulteriori indagini, effettuate dalla Procura di Perugia, che è stato possibile accertare che si trattava in realtà di un aborto procurato con dei medicinali comprati molto probabilmente su internet.

A far luce sulla vicenda, approdata in tribunale, la testimonianza di un medico che raccontò come la donna, dopo essere stata salvata, affermò di aver ingerito  un farmaco che procurava contrazioni e veniva  usato per curare le ulcere gastriche.

La donna, una nigeriana, senza lavoro se non quello in strada, lo aveva così preso su indicazione dell’amica. Gli investigatori, dopo una serie di attente indagini, avevano ipotizzato l’esistenza di un traffico di farmaci utilizzati proprio per gli aborti clandestini da parte di chi non conveniva recarsi in ospedale per un’interruzione di  gravidanza, perché nel territorio italiano in maniera del tutto irregolare. Nelle dichiarazioni rilasciate dalla donna si legge, infatti, che molte sue connazionali avevano abortito nella stessa maniera. La nigeriana, difesa dall’avvocato Giuseppe De Lio dello studio Brusco e il legale Cinzia Frappini, è stata condannata a 30 euro di multa. La notizia è stata riportata dal Giornale dell’Umbria.

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