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Pillole antidepressive ai pazienti per dimagrire, sette medici finiscono nei guai

Sotto accusa anche quattro farmacisti, ma per essi scatta il proscioglimento: non potevano rifiutare di vendere un farmaco con ricetta

Sette medici rinviati a giudizio per aver prescritto un farmaco galenico per la depressione come aiuto per una dieta, mentre i quattro farmacisti che lo hano venduto sono stati prosciolti.

È questa la decisione del giudice per l’udienza preliminare in merito ai reati di somministrazione di medicinali in modo pericoloso per la salute pubblica, falso ideologico e violenza privata. I professionisti erano difesi dagli avvocati Marcinnò, Carini, Brusco, Galli, Falcinelli, Ciufoli e Conti. Una delle presunte vittime si è costituita tramite l’avvocato Dottori.

Secondo il capo d’imputazione stilato dalla Procura di Perugia a seguito degli accertamenti del Nucleo antisofisticazione dei carabinieri, i medici e i farmacisti avrebbero prescritto e commercializzato farmaci galenici come cura dimagrante, ma con “la falsa indicazione terapeutica della cura dello stato depressivo”. I farmacisti sono stati prosciolti in quanto non si può rifiutare di vendere farmaci nel caso in cui vi sia un’idonea ricetta del medico.

Secondo i carabinieri del Nas il trucco era nella doppia prescrizione: la prima l’indicazione delle sostanze fitoterapiche, l’altra con quelle antidepressive. Un modo per superare le limitazioni del decreto ministeriale ne vietava l’utilizzo come sostanze dimagrante. Il farmaco in questione contiene, logicamente, sostanze autorizzate, ma se combinate con altri prodotti fitoterapici tipici delle cure dimagranti, risultano tossiche.

Di tutto questo i pazienti non sarebbero stati messi a conoscenza e non erano consapevoli che “l’uso delle sostanze antidepressive fossero vietate per la cura dimagrante”.

Il processo per i sette medici è stato fissato al settembre del 2022.

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