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Cronaca

"Sblocca questi telefoni e fammi vedere con chi ti scrivi", condannato per aver chiuso in bagno la compagna

In primo grado l'uomo era stato condannato per sequestro di persona, in appello reato derubricato a violenza privata

Chiude in bagno la compagna e non la fa uscire finché non sblocca il cellulare per fargli vedere i messaggi. Per la Corte d’appello di Perugia non è sequestro di persona (punibile con pena da 6 mesi a 8 anni), ma integra quello di violenza privata (punito con pene fino a 4 anni).

Secondo i giudici di appello, che hanno riformato la sentenza, “integra il delitto di cui all’articolo 610 codice penale (violenza privata, ndr) la condotta dell’imputato che, al culmine di una lite causata da una morbosa gelosia, abbia chiuso in una stanza la persona offesa al fine di costringerla a sbloccare i suoi due telefoni cellulari per fargli visionare i messaggi in essi contenuti”.

La Corte di appello ha accolto la tesi della difesa dell’imputato, riqualificando il fatto nel reato meno grave, rispetto al sequestro di persona, “in quanto la descritta condotta non era volta a privare la persona offesa della libertà personale, ma soltanto a costringerla a mostrare i messaggi contenuti nei suoi telefoni”. Secondo i giudici, inoltre, “sussistevano dubbi sul tempo di privazione della libertà personale stante le dichiarazioni contraddittorie della vittima”, rimasta chiusa in bagno per pochi minuti e non per un periodo più lungo.

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