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Cronaca

Falsi permessi di soggiorno a pagamento, nei guai un avvocato e una dipendente della Questura

Sono 15 le persone accusate di falso, abuso d'ufficio, contraffazione e favoreggiamento della permanenza illegale di stranieri in Italia

Quindici persone devono comparire davanti al giudice per l’udienza preliminare del Tribunale di Perugia per rispondere di abuso d’ufficio, violazione delle norme sull’immigrazione, contraffazione di pubblici sigilli, falsità ideologica e falsità materiale in concorso.

I principali imputati sono l’avvocato Mauro Bertoldi (difeso dall’avvocato Luca Maori) e la sua compagna Anna Terenzi (assistita dall’avvocato Nicola Di Mario), impiegata dell'Ufficio Immigrazione della questura di Perugia. Secondo la Procura di Perugia “in concorso tra loro, al fine di trarre ingiusto profitto dalla condizione di illegalità” di una giovane albanese, clandestina in Italia, si sarebbero fatti consegnare dal compagno della donna “500 euro per favorirne la permanenza” nel Paese, “ottenendo che non venisse avviata la procedura di espulsione”, attraverso la presentazione alla Questura della fotocopia del passaporto della donna, sul quale l’imputato “era riuscito ad apporre un falso timbro di ingresso alla frontiera di Bari”. Sul passaporto originale della donna quel timbro, però, era mancante. L’imputata avrebbe omesso, invece, di “rilevare la mancata presentazione del passaporto” attestando “falsamente di averne preso visione” e poi di consigliare alla donna di denunciare lo smarrimento del documento.

Sempre i due imputati devono rispondere dell’accusa di “aver tratto ingiusto profitto dalle condizioni di illegalità” di due minorenne stranieri, “ricevendo 500 euro per favorire la permanenza in Italia dei due minnori facendo ottenere il permesso di soggiorno, nonostante la pendenza di un procedimento penale dinanzi al Tribunale per i minorenni di Perugia”.

Per facilitare il rilascio del permesso di soggiorno per un cittadino cinese e per una cittadina albanese, invece, avrebbero contraffatto “l’attestato di cessione di fabbricato” e acquisito “la pratica senza richiedere l’allegazione dell’attestato in originale”. Per favorire la cittadina albanese, inoltre, avrebbero contraffatto un certificato medico dell’Azienda ospedaliera di Perugia, finalizzato “al rilascio di permesso di soggiorno per cure mediche”. Falsificato anche il certificato di nascita del figlio del compagno della donna, per farlo risultare come suo per ottenere il permesso di soggiorno.

Identico comportamento è contestato dalla Procura per documenti contraffatti per favorire la permanenza illegale in Italia di una signora sudamericana, tramite falsi certificati di residenza e di cittadinanza di minori no nati nella Penisola, ma fatti risultare come nati in Umbria. Altri raggiri sarebbero stati perpetrati con falsi certificati medici per giustificare il permesso di soggiorno con cure mediche in ospedale a Perugia.

Per tutte queste attività illegali la coppia avrebbe preso denaro. Contestata anche la contraffazione di “4 certificati medici in bianco sui quali era riportato il logo dell’Unità sanitaria locale n. 1 Servizio consultorio di Madonna Alta” con tanto di firma dell’ignaro dottore al quale erano stati sottratti i certificati.

Le richieste di rinnovo del permesso di soggiorno erano anche accompagnate dalle dichiarazioni di “fittizi datori di lavoro” e le false comunicazioni all’ispettorato del lavoro e all’Inps per lavori inesistenti.

Gli altri imputati, in concorso, sono difesi dagli avvocati Fabio Michelangeli, Luca Graziani, Camillo Carini, Angelo Frioni, Luisa Manini, Teresa Giurgola, Alberto Catalano e Sebastiano Pirisi. Tutti gli imputati dovranno commparire davanti al gup Angela Avila giovedì 18 novembre 2021.

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