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Domenica, 23 Gennaio 2022
Cronaca

Opere d'arte pagate per vere, ma sono false: decine di clienti e collezionisti truffati in Umbria

Indagate dalla Procura di Lecce 23 persone che vendevano opere false attribuite al maestro Mauro Reggiani

Opere d’arte false e attribuite a Mauro Reggiani sarebbero state vendute attraverso una rete di intermediari in tutta Italia, a prezzi compresi tra 15mila e 70mila euro, anche attraverso l’utilizzo di piattaforme di e-commerce. Opere che sarebbe finite anche in Umbria, a Perugia in particolare, con ignare vittime che si sono ritrovate in casa opere false, pagate per vere.

A scoprire il raggiro, sequestrando circa 60 dipinti falsamente attribuiti al maestro Mauro Reggiani (uno dei massimi esponenti dell’astrattismo in Italia, nato a Nonantola nel 1897 e morto a Milano nel 1980) e denunciando 23 persone, sono stati i carabinieri del Nucleo Tutela Patrimonio Culturale di Bari, a conclusione di una lunga indagine, coordinata dalla Procura della Repubblica di Lecce.

Le indagini sono iniziate nel 2019, grazie alla segnalazione dell’Associazione per la tutela delle opere di Mauro Reggiani che denunciava un’insolita e continua richiesta di verifica di autentiche di dipinti: così è stato accertato che opere falsamente attribuite all’artista venivano immesse sul mercato nazionale "grazie alla complicità di gallerie, collezionisti privati e mercanti d’arte". In particolare, un ruolo fondamentale sarebbe stato rivestito da un mercante abruzzese che, spiegano gli investigatori, "attraverso una serie di intermediari su tutto il territorio nazionale, aveva messo in circolazione un numero indefinito di beni d’arte falsi". Le opere, risultate copie di dipinti autentici, erano riproduzioni estrapolate dal catalogo generale delle opere di Mauro Reggiani, pubblicato in bianco e nero negli anni ’90 geometricamente identiche a quelle catalogate, ma con colorazioni diverse da quelle originali. Determinante ausilio alle indagini è stato fornito dall’Associazione Reggiani, costituitasi nel 2019, che eseguiva expertise su tutte le opere sequestrate, accertandone la non autenticità.

Le opere sequestrate, proposte in commercio a prezzi compresi tra 15mila e 70mila euro, avrebbero fruttato oltre un milione di euro. Moltissime le vittime del raggiro che si sono ritrovate in casa dipinti falsi pagati migliaia di euro. Le opere sono state sequestrate nelle province di Lecce, Napoli, Perugia, Teramo, Cagliari, Milano, Firenze, Roma, Alessandria, Como, Modena, Cesena, Ferrara, Brescia, Savona, Padova e La Spezia, con la collaborazione dell’Arma territoriale e dei Nuclei TPC territorialmente competenti.

Sono state denunciate all’autorità giudiziaria complessivamente 23 persone, coinvolte a vario titolo nella ricettazione e per aver posto in circolazione opere d’arte false/contraffatte.

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