False residenze e assunzioni fittizie per truffare l'Inps, in cinque sotto processo

Il gruppo avrebbe affittato un appartamento a stranieri per ottenere il permesso di soggiorno e i finti contratti di assunzione sarebbero serviti per poi richiedere all'Inps le indennità di malattia e di maternità

Falsi documenti per ottenere le indennità di malattia o i permessi di maternità. È l’accusa che ha portato cinque persone, un italiano e quattro stranieri, difesi dagli avvocati Francesco Paolieri, Giuseppe De Lio, Andrea Castori, Silvia Paoloni e Nada Lucaccioni davanti al giudice per l’udienza preliminare. Nello specifico l’accusa è di false dichiarazioni e induzione in errore del pubblico ufficiale al fine di ottenere il rinnovo del permesso di soggiorno per diversi stranieri dietro pagamento.

Secondo la Procura perugina avrebbero architettato un sistema di false cessioni di fabbricato al fine di creare residenze fittizie per gli stranieri e provare il loro radicamento territoriale. Una volta ottenuta la residenza, avrebbero avuto gioco facile ad ottenere tutti quei benefici e diritti riconosciuti agli stranieri che dimorano e lavorano regolarmente in Italia. Per la Procura perugina, però, questa regolarità sarebbe stato frutto di illeciti.

L’appartamento, ad esempio, sarebbe stato affittato ad una ucraina e poi ad un kosovaro per “ingannare i pubblici ufficiali della Questura di Perugia, inducendoli sulla base proprio della medesima falsa documentazione, ad attivare la procedura finalizzata al rilascio del rinnovo di un permesso di soggiorno ideologicamente falso”.

Con la falsa residenza, altro esempio, una straniera avrebbe indotto in errore l’Inps e così ricevuto “l’indennità di maternità anticipata conseguente all’ottenimento dell’interdizione dal lavoro per gravidanza a rischio” stipulando un falso contratto di lavoro domestico con la donna straniera in questione, “senza che la donna avesse mai prestato di fatto alcuna prestazione lavorativa”. Indennità che non veniva percepita perché i controlli portavano alla scoperta dell’inganno.

Altri illeciti contestati riguardano la concessione del permesso di soggiorno per lavoro attraverso una finta assunzione, senza che poi si svolgesse alcuna attività lavorativa.

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I presunti reati sarebbero stati commessi tra Perugia e Città di Castello.

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