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Cronaca

Dichiara decine di false identità e contesta la condanna: "Non potete punirmi se non avete controllato"

Ricorso respinto e condanna a pagare le spese processuali e una multa

Dichiara false generalità al controllo delle forze dell’ordine e viene condannato (violazione articolo 495 del codice penale), ma poi chiede la revisione del processo perché non c’è prova che quelle non fossero le sue vere generalità.

La Corte d’appello di Perugia e la Corte di Cassazione, però, gli danno torto: hai dichiarato false generalità al momento del controllo e dopo decine di processi ad alias e nomi inventati, alla fine la vera identità è saltata fuori e arriva anche la condanna a pagare le spese dei processi.

L’imputato, uno straniero di 45 anni, ha fatto ricorso contro la sentenza di condanna “per avere falsamente dichiarato, in più occasioni, a pubblici ufficiali che procedevano alla sua identificazione, generalità sempre diverse”, sostenendo che non è “consentito affermare che egli avesse affermato il falso quanto alle proprie generalità nelle occasioni indicate in imputazione, non potendosi dire, in assenza di una identificazione documentale certa, quando egli avesse affermato il vero”.

Per i giudici, però, il ricorso è inammissibile perché, come nella favola di “al lupo, al lupo”, costituisce reato “la condotta di colui che rende molteplici dichiarazioni, tutte fra loro diverse, in ordine alle proprie generalità, non rilevando, a tal fine, il fatto che non sia stato possibile accertare le vere generalità”. Anche se fra le tante identità dichiarate ci fosse quella vera, come sostenuto dall'imputato.

Da qui la condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali e al versamento della somma di 3.000 euro alla Cassa delle ammende.

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