False assunzioni per ottenere il permesso di soggiorno, nei guai un consulente del lavoro, un imprenditore e otto stranieri

L'accusa: falsità ideologica commessa dal pubblico ufficiale in atti pubblici ed errore determinato dall’altrui inganno

Un consulente del lavoro, un imprenditore e otto stranieri sono finiti davanti al giudice per l’udienza preliminare Piercarlo Frabotta per rispondere dell’accusa, mossa dal sostituto procuratore Paolo Abbritti, di falsità ideologica commessa dal pubblico ufficiale in atti pubblici per aver comunicato all’Inps una lunga serie di false assunzioni di lavoratori stranieri ai fini del rilascio del permesso di soggiorno ed errore determinato dall’altrui inganno.

Gli imputati, difesi dagli avvocati Marco Brambatti, Laura Modena, Vittorio Lombardo, Pasquale Perticaro, Angelo Lonero, Giuseppe Montone, Liana Lucaccioni, Antonio Aiello, Martina Pierdomenico e Giuseppe Alfì, avrebbero effettuato “falsa comunicazione di assunzione trasmessa per via telematica alla sede Inps di Perugia” attestando un rapporto di lavoro “fittizio” e attraverso “mendaci dichiarazioni” allo Sportello unico per l’immigrazione di Perugia, producendo dichiarazioni e documenti “attestanti un falso rapporto di lavoro”.

Gli stranieri avrebbero pagato sia il consulente del lavoro per svolgere le pratiche burocratiche, sia il datore di lavoro che avrebbe certificato un lavoro inesistente. Dal canto loro avrebbero usufruito dell’iscrizione all’Inps e del permesso di soggiorno.

L’insieme di dichiarazioni e documenti avrebbe generato “una falsa posizione assicurativa e previdenziale presso l’Inps di Perugia” a favore degli otto stranieri indagati; l’attività illecita contestata dalla Procura di Perugia, inoltre, sarebbe servita “alla costituzione del titolo per presentare, presso la Questura di Perugia, domanda per il rilascio del permesso di soggiorno … inducendo in errore i pubblici funzionari” addetti al disbrigo delle pratiche e al rilascio dei documenti. La posizione Inps e il permesso di soggiorno, quindi, sarebbero ideologicamente falsi “perché basati su presupposti inesistenti”.

I reati contestati, in concorso tra tutti i partecipanti, sarebbero avvenuti tra il 2012 e il 2017. L’udienza è stata rinviata per un difetto di notifica a gennaio del 2020.

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