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Martedì, 26 Settembre 2023
Cronaca

Azienda svuotata e libri contabili spariti per non pagare le tasse, in tre nei guai con fisco e tribunale

Secondo l'accusa i soci avrebbero fatto sparire i soldi attraverso pagamenti fasulli e dichiarato meno di quanto incassato

Conti svuotati, libri contabili nascosti e tasse non pagate. I tre soci di un’impresa di costruzione sono finiti sotto processo per una lunga serie di reati collegati alla legge fallimentare e all’evasione fiscale. Nel procedimento si è costituita parte civile l’Agenzia delle entrate.

Secondo l’accusa uno dei soci avrebbe distratto “gli importi di seguito indicati, operando prelevamenti dai conti di credito accesi a nome della società e non utilizzando le somme riscosse nell’interesse di quest’ultima”.

La Procura contesta 32 operazioni per un importo di 81.800 euro, giustificate come “socio conto prelevamento”, “compenso amministratore”, “prelevamento”, emissione assegni circolari”, in cui il beneficiario e l’esecutore erano sempre lo stesso, cioè l’imputato.

Da un altro conto avrebbe prelevato 10.900 euro tramite l’incasso di assegni circolari o cambiando assegni di terze persone. Altri 52.275 euro sarebbero spariti tramite assegni circolari.

Con 41 operazioni bancarie, inoltre, il conto corrente aperto presso un terzo istituto sarebbe stato ridotto da 247.600 a 10mila euro in appena un anno. Altri 86.952,45 euro sarebbero stati prelevati l’anno successivo.

In un altro conto con 60.461 euro, sarebbero stati tratti assegni per 14.400.

Completamente svuotato un altro conto per un importo di 84.679,11 euro.

Tramite un giro di cambio assegni di terzi, tramite sei operazioni, sarebbero spariti 43.450 euro.

I compensi per l’amministratore, per un importo di 50.800 euro, invece, sarebbero stati presi da un’altra banca ancora.

Contestati anche dei bonifici ad aziende collegate per importi pari a 34mila euro, 1.662 e 7mila euro. Pagamenti che per la Procura non potevano essere fatti o sarebbero stati effettuati per nascondere il denaro al fisco.

Contestati agli altri soci anche le violazioni alla legge fallimentare perché “allo scopo di recare pregiudizio ai creditori tenevano i libri e le scritture contabili in guisa da non rendere possibile la ricostruzione del patrimonio o del movimento degli affari. In particolare la contabilità non veniva aggiornata e al curatore non venivano consegnati i registri Iva, il libro giornale, i mastrini, il registro dei beni ammortizzabili, il libro degli inventari. Inoltre l’ultimo bilancio era quello dell’anno 2008”.

L’accusa riguarda anche l’evasione dell’Iva e delle imposte sui redditi, realizzata indicando “elementi attivi inferiori a quelli effettivi, superando entrambe le soglie di punibilità” e non presentando “essendovi obbligati, le dichiarazioni annuali dei redditi e sul valore aggiunto relative all’annualità 2010”.

Gli imputati sono difesi dagli avvocati Giuseppe De Lio, Sabrina Pasquino e Guido Rondoni.

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