Consigliere regionale ricattato dopo video su skype: braccio di ferro tra legali e Fb per rintracciare i malviventi

In base alle regole dettate dallo stesso Facebook appare quasi impraticabile accedere ai dati personali di chi commette illeciti, rendendo pressoché impossibile l'individualizzazione di chi compie ricatti del genere

Sperava che tutto terminasse con una semplice denuncia, ma così non è stato. Per il consigliere regionale Attilio Solinas la vicenda si è complicata ulteriormente. La bizzarra storia ha inizio con una strana amicizia su Facebook e una videochat su Skype. Poi un ricatto in piena regola con la richiesta finale di versare ben 75mila euro per evitare che il video a luci rosse si diffondesse nel web e lui finisse vittima di uno scandalo. Ma l'esponente del Pd non si è fatto intimorire e ha deciso di denunciare il tutto alle autorità. Adesso però c'è un ulteriore passo avanti da compiere per scopire l'identità della sua ricattatrice. Questa volta a remargli contro è proprio il social network di Mark Zuckerberg.

In base alle regole dettate dallo stesso Facebook appare quasi impraticabile accedere ai dati personali di chi commette illeciti, rendendo pressoché impossibile l'individualizzazione di chi compie ricatti del genere. A non perdere però le speranza il legale del consigliere regionale. L'avvocato Giuseppe Innamorati si è infatti recato dal Garante della protezione dei dati personali chiedendo un provvedimento che obblighi Facebook a fornire i dettagli del profilo incriminato.

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Il Garante ha emesso il suo verdetto, affermando che in casi come questo è necessario procedere. Peccato che la situazione non si è ancora risolta. I termini stanno infatti per scadere e pare proprio che il social network non sia intenzionato a cedere. Potrebbe quindi paventarsi una sanzione amministrativa proprio per Facebook. Ma questo è ancora tutto da vedere. Unica cosa certa è che il provvedimento emesso è il primo nel suo genere in Italia e potrebbe fungere da sentenza pilota per casi simili.

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