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Gli affreschi di Dottori e il "sacrario dell'identità di Perugia" restituito alla città

Fabbrica Spagnoli: restituito e presentato alla città, dopo un anno di restauri, il ciclo di affreschi realizzato da Gerardo Dottori, nel 1947, sulle pareti degli edifici in Piazzetta degli Artigiani

Fabbrica Spagnoli: restituito e presentato alla città, dopo un anno di restauri, il ciclo di affreschi realizzato da Gerardo Dottori, nel 1947, sulle pareti degli edifici in Piazzetta degli Artigiani.

Il merito dell’operazione è interamente riconducibile all’intuito di Francesca Duranti. Che, nel visionare un filmato relativo alle “opere e i giorni” della fondatrice Luisa (era il periodo magico della fiction tv), colse, all’interno di un documentario Rai, delle immagini sconosciute che riferì ex abrupto a Dottori. Studi e approfondimenti successivi confermarono quell’intuizione. Col contributo di Andrea Baffoni, Antonella Pesola e Massimo Duranti, fondatore degli Archivi Dottori. Da qui la decisione di Nicoletta (quarto manager d’azienda, dopo Luisa, il nonno Mario e Lino) di intraprendere la scelta del difficile recupero.

La visione, in apertura d’evento, di un sintetico filmato che traccia la storia della Spagnoli, mostra come l’operato di Nicoletta si ponga il linea di continuità, affettiva e operativa, coi membri della famiglia che l’hanno preceduta. Sicuri prototipi di quel capitalismo illuminato, che li indusse a creare in fabbrica l’asilo e perfino la piscina per i dipendenti.

Il lavoro di recupero non è stato semplice. Si trattava, infatti, di rimuovere due strati di vernice con un’operazione completamente manuale (svolta da Alessia Fumi e Annamaria Mantucci), fortemente voluta da Nicoletta Spagnoli, “a conferma del legame tra gli Spagnoli, la città di Perugia e i suoi talenti artistico-culturali”.

Perché, dice il sindaco Romizi: “Questo è un sacrario dell’identità perugina”. Ciò che è ammirevole, in questa decorazione pittorica, è soprattutto la bellezza delle figure umane (Santa Lucia, San Giuseppe falegname) coniugata con la successione delle botteghe artigiane: fabbro, segheria, falegname, ebanista, pittore, stagnaro, medico, pediatra e… biblioteca. Le figure sono certamente di mano dottoriana (lo conferma il reperimento di bozzetti e cartoni), mentre le insegne e le scritte sono probabilmente riferibili ad aiuti, sostiene in privati colloqui Andrea Baffoni. Massimo Duranti fornisce poi un’informazione, forse sfuggita ai più. Cade, quest’anno, il quarantennale dalla morte del pittore aerofuturista e Duranti ufficializza la notizia che sarà proprio Dottori a rappresentare la figura di riferimento nella settimana della cultura italiana, a Minsk, in Bielorussia (accanto ad artisti del calibro di Chagall).

Doppia soddisfazione per la civitas perusina che vede sugli scudi il “suo” Dottori. Per il quale il ciclo alla fabbrica Spagnoli avrà forse costituito un prototipo di quello che egli stesso amava definire “pittura alimentare”. Ma, nel realizzarlo, pur affidandosi alla tecnica pointilliste, non ha dimenticato la propria profonda ispirazione futurista, come dimostra quella simbolica esplosione della bombola nella bottega dello stagnaro.

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