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Lunedì, 17 Gennaio 2022
Cronaca

Militare si ammala dopo anni di servizio in zone di guerra, ma il Ministero della difesa nega la pensione

Secondo il giudice del Tar le dure condizioni di vita, l'alimentazione e le sostanze rilasciate da missili e proiettili possono aver indotto le gravi patologie

Una vita in missione, nei teatri di guerra, dove erano state sganciate anche armi con componenti chimici pericolosi, ma il Ministero della difesa non gli aveva riconosciuto alcuna indennità per le patologie e le infermità riportate. Adesso il Tribunale amministrativo regionale dell’Umbria ha riconosciuto ad un ex militare il diritto ad un trattamento economico supplementare.

Il militare in congedo, assistito dagli avvocati Angelo Fiore Tartaglia e Carlo Marchesini ha presentato un ricorso contro il Ministero della difesa e quello dell’economia e delle finanze per chiedere l’annullamento del decreto “con il quale è stata rigetta l’istanza … tendente al riconoscimento della dipendenza da causa di servizio dell’infermità ... ed è dunque stata negata la concessione dell’equo indennizzo”.

Secondo il Ministero “la menomazione dell’integrità fisica derivante dall’infermità suddetta” non dipenderebbe da cause di servizio. L’ex militare ha rappresentato che “nel corso degli ultimi anni è stato più volte impiegato, come si evince dallo stato di servizio allegato agli atti, in missioni all’estero” e “che per l’espletamento delle suddette missioni si è spesso dovuto spostare in territori devastati da bombardamenti, percorrendo strade non asfaltate e polverose a bordo di autoveicoli sia coperti che scoperti, senza essere munito di alcun mezzo di” protezioni “usate per i bersagli corazzati o molto protetti come le fabbriche di prodotti chimici. Ha inoltre assunto alimenti e bevuto acqua approvvigionati in loco. Ha operato in condizioni di ipervigilanza a causa del costante pericolo per l’incolumità fisica con il fisico ... Infine, durante la missione in … dei sistemi di alterazione di frequenza jammer”.

Per questo all’insorgere della patologia di cui è affetto, aveva avanzato la richiesta di riconoscimento della “causa di servizio nonché l’attribuzione del corrispondente equo indennizzo”. Per la commissione medica dell’Esercito, però, tale patologie non avrebbe nulla a che fare con il servizio prestato.

Secondo i giudici amministrativi, sulla base delle dichiarazioni del ricorrente e sulla casistica dei militari che si sono ammalati dopo aver prestato servizio in zona di guerra, dove sono stati utilizzati proiettili che rilasciano sostanze pericolose nel tempo, il ministero avrebbe dovuto provare che la malattia non era collegata alle cause di servizio e non rigettare la domanda basandosi “sull’impossibilità di stabilire, sulla base delle attuali conoscenze scientifiche, un nesso diretto (quanto univoco) di causa-effetto”.

Da qui l’accoglimento del ricorso e l’annullamento di tutti gli atti, dale visite mediche al rigetto delle richieste dell’ex militare.

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