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Donne contro i diritti delle donne: "Farò di tutto per farti abortire, se ti ribelli ti licenzio"

L'imputata è stata rinviata a giudizio. Sarebbe arrivata anche a suggerirle di sporcarsi le mutande con il pomodoro per fingere un aborto spontaneo davanti al marito. Ecco l'agghiacciante vicenda

Quattro lunghi anni di violenze, ingiurie e minacce, quelle denunciate da una ex dipendente di un negozio a Perugia contro la sua titolare; la vicenda è finita davanti al gup Valerio D'Andria, che ha deciso per l’imputata il rinvio a giudizio per il reato di maltrattamenti. Per la titolare del negozio il processo di aprirà il prossimo marzo 2018 mentre la ragazza si è costituita parte civile con l’avvocato Federico D’Ambrosio.

Minacciata costantemente sul luogo di lavoro Ha un figlio piccolo da mantenere e così la giovane, che sarebbe stata presa di mira da parte della titolare, continua comunque a svolgere le sue mansioni da commessa, nonostante- si legge nelle carte della Procura- sia stata oggetto di vessazioni, maltrattamenti e violenze sia fisiche che morali. Fin dall’inizio del rapporto di lavoro, l’imputata avrebbe avuto nei confronti della ragazza un atteggiamento “prevaricatore e di costante controllo anche della sua vita privata, pretendendo-reputandosi la padrona- di esserne messa a conoscenza, anche con riguardo agli aspetti più intimi della vita privata”.

“Sei brutta, fai schifo” “Impiccati” “Se hai problemi nel negozio ci sono tanti spigoli dove sbattere la testa”. Frasi pensantissime , quelle che avrebbe rivolto contro la dipendente, anche in presenza delle altre colleghe e clienti del negozio. Presa anche a schiaffi, calci  e spintonata affinchè si affrettasse nel suo lavoro. Episodi questi, che sarebbero stati commessi anche in presenza di altre persone. Ma perché la giovane non si sarebbe mai ribellata a tutte queste presunte angherie? “Non poteva correre il rischio di perdere il lavoro, dovendo da sola provvedere alle spese di mantenimento del figlio minore”-si legge ancora nelle carte, anche in vista delle minacce della titolare: “Io sono la padrona, se ti ribelli ti licenzio”.

Ma la situazione sarebbe degenerata nel corso degli anni, poco prima del matrimonio della dipendente con il suo nuovo compagno, la titolare, preoccupata che potesse rimanere incinta, si sarebbe rivolta a lei minacciandola di rovinarle la vita e di fargliela pagare pesantemente, nonchè di farla abortire.

Passa qualche mese e per la giovane, arriva la bella notizia di aspettare un secondo bambino, l’imputata-infuriata- le avrebbe “consigliato” allora di andare da un suo amico medico per abortire e di nascondere tale atto al marito “sporcandosi le mutande di pomodoro così da indurlo a pensare che si trattasse di aborto spontaneo” e obbligandola- secondo l’accusa- a svolgere mansioni pesanti di pulizia nel negozio.

"Meglio che stai male, così abortisci e nessuno può pensare che sia colpa mia". Ma la gravidanza, per la giovane, inizia a diventare difficile, tanto da presentare un certificato medico alla titolare- verosimilmente- spiegano le carte- a causa delle condotte vessatorie subite. Per l'imputata, difesa dall'avvocato Valentini, il processo si aprirà a marzo dell'anno prossimo e saranno i giudici a stabilire la presunta colpevolezza o meno delle condotte denunciate dalla sua ex dipendente. 

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