Mercoledì, 16 Giugno 2021
Cronaca

Ergastolano evade dal carcere di Capanne: caccia al killer dell'edicolante

Polizia, Carabinieri e Penitenziaria sulle tracce di un 38enne italiano condannato per omicidio volontario, che è riuscito ad allontanarsi dall'istituto penitenziario

Imponente caccia all'uomo dopo che un detenuto è evaso dal carcere di Perugia. Polizia, Carabinieri e Polizia penitenziaria sono alla ricerca di un un 38enne italiano, condannato per l'omicidio volontario di un edicolante di Napoli, che è riuscito ad allontanarsi dall'istituto penitenziario nel primo pomeriggio di oggi (venerdì 7 maggio).

La fuga è avvenuta mentre il detenuto svolgeva attività lavorative nell’area esterna del carcere, dove ha colto l’occasione per fuggire scavalcando presumibilmente una cinta bassa. Le ricerche sono concentrate nell'area di Capanne ipotizzando che, senza l'aiuto di un complice che lo attendeva in auto, non possa essersi allontanato molto. “Adesso è prioritario catturare l’evaso - denuncia intanto Donato Capece, segretario generale del Sindacato Autonomo Polizia Penitenziaria (Sappe) - ma la grave vicenda porta alla luce le priorità della sicurezza, spesso trascurate, con cui quotidianamente hanno a che fare le donne e gli uomini della Polizia Penitenziaria del carcere di Capanne”.

Domenico d’Andrea, 38 anni, una vita dentro e fuori dagli istituti minorili e dalle carceri di mezza Italia per furti, rapine, ricettazione, fino all’omicidio di un edicolante, a Napoli, nel 2007 che gli è costato l’ergastolo.

In carcere stava usufruendo dell’articolo 21, che gli consentiva di lavorare all’interno dell’istituto e di non stare in cella tutto il giorno.

Proprio grazie alla possibilità di muoversi intorno alle 13 di oggi sarebbe riuscito a scavalcare il muro posteriore del carcere e allontanarsi nei campi attorno all’istituto per poi saltare la recinzione e fuggire nei boschi.

A 13 anni era rimasto ferito durante una rapina da un colpo di pistola sparato da un carabinieri fuori servizio. Poi aveva collezionato otto evasioni da altrettanti istituti minorili.

Rapine e furti a raffica li aveva computi a danni dei residenti nei quartieri altolocati di Napoli. Più volte era stato preso con merce rubata.

Diverse anche le contestazioni per possesso e spaccio di droga.

Fino all’omicidio di Salvatore Buglione, l'edicolante di via Pietro Castellino, ucciso con un colpo al cuore.

Sulla clamorosa evasione interviene anche Fabrizio Bonino, segretario nazionale Sappe per l’Umbria: “L’uomo era ammesso al lavoro ai sensi dell’articolo 21 dell’Ordinamento penitenziario nell’area esterna del carcere ed ha colto l’occasione per fuggire, vista anche l’esiguità del personale presente nei servizi esterni. In svariate occasioni, il Sappe ha rappresentato e manifestato a gran voce la grave carenza di personale di Polizia Penitenziaria in servizio presso l’Istituto perugino di Capanne”.

Per i sindacalisti  dunque, “questa è una evasione frutto della superficialità con cui sono state trattate e gestite le molte denunce fatte dal Sindacato Autonomo Polizia Penitenziaria sulle condizioni di sicurezza dell'istituto. Se fossero state ascoltate le nostre continue denunce, probabilmente tutti gli eventi critici denunciati e questa stessa evasione non sarebbe avvenuta. E la cosa grave è che questi numeri si sono concretizzati proprio quando sempre più carceri hanno introdotto la vigilanza dinamica ed il regime penitenziario ‘aperto’, ossia con i detenuti più ore al giorno liberi di girare per le Sezioni detentive con controlli sporadici e occasionali della Polizia Penitenziaria”.

Il Sappe ricorda poi che “nell’anno 2020  si sono verificate, nelle carceri italiane 81 evasioni da istituti penitenziari (ricordo che nel periodo delle rivolte solamente a Foggia fuggirono in 72), 15 evasioni da permessi premio, 3 da lavoro all’esterno, 8 da semilibertà e 13 mancati rientri di internati. Dati minimi, rispetto ai beneficiari. Questo non deve però inficiare l’istituto della concessione delle ammissioni al lavoro all’esterno o dei permessi ai detenuti. Serve, piuttosto, un potenziamento dell’impiego di personale di Polizia Penitenziaria nell’ambito dell’area penale esterna". E per farlo, spiegano, "servono nuove assunzioni nel Corpo di Polizia Penitenziaria, perché la sicurezza dei cittadini non può essere oggetto di tagli”.

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