Sabato, 13 Luglio 2024
Cronaca

Paziente morta per una trombosi, ma la colpa è del referto della Tac poco nitido: medico prosciolto

Secondo i giudici della Corte dei conti il radiologo non avrebbe più seguito la donna dopo la prima visita, non avendo responsabilità in quanto avvenuto dopo

La Procura contabile dell’Umbria ha citato in giudizio un medico neuroradiologo dell’allora ospedale di Todi, contestandogli un danno erariale indiretto per 1.062.684,59 euro a seguito del decesso di una paziente.

Secondo l’accusa il il medico, difeso dall’avvocato Marco Baldassarri, avrebbe “posto in essere una condotta connotata da colpevole negligenza, che ha determinato il ritardo nella tempestiva diagnosi di trombosi venosa cerebrale e nella tempestiva somministrazione di farmaci, con conseguente decesso della paziente”.

La paziente, nel dicembre del 1999, aveva iniziato ad accusare “improvvisamente forti forme di emicrania di progressiva maggiore frequenza ed intensità” e il medico di famiglia aveva dapprima associato i sintomi ad una influenza, poi consigliato una visita neurologica a Todi. Esame che non aveva rilevato alcuna patologia. Il medico di famiglia aveva, quindi, consigliato una Tac. Anche da questo esame non risultavano “anomalie di rilievo tali da provocare un qualche allarme o da consigliare un immediato intervento”.

Un mese dopo, a gennaio del 2000, la paziente si recava all’ospedale di Monteluce, veniva subito ricoverata e sottoposta a Tac crano e angiografia cerebrale. Esami che rivelavano una trombosi del seno sagittale superiore con lesioni emorragiche e una ischemia del tronco. Pochi giorni dopo la donna decedeva per l’aggravarsi delle condizioni cliniche.

Secondo la Procura contabile il primo medico sarebbe stato negligente di fronte ai sintomi accusati dalla donna come la “persistente cefalea” nonostante l’assunzione di farmaci, la giovane età della donna che avrebbe dovuto far pensare a qualcosa di più grave, i limiti tecnologici della Tac dell’ospedale di Todi e di “essersi accontentato di immagini non perfettamente leggibili”, redigendo un referto negativo “ed alquanto superficiale” senza “notare la dilatazione ventricolare, benché visibile e non spiegabile con pregresse patologie”.

Per i giudici contabili, però, “per sostenere un’imputazione a titolo di colpa, ancorché lieve, bisognerebbe dimostrare che il radiologo convenuto era effettivamente in possesso degli altri elementi di valutazione”, con riferimento proprio all’elemento soggettivo, cioè umano, nella diagnosi. Secondo i giudici l’ipotizzata negligenza farebbe riferimento alla scarsa qualità del referto dell’apparecchiatura computerizzata, ma non imputabile al medico. Per i giudici, infine, tranne che per la prima visita, il medico non ha più avuto la gestione della paziente, andata prima a Monteluce e poi al Silvestrini per ulteriori accertamenti.

Ne consegue, quindi, il rigetto della richiesta della Procura contabile e il proscioglimento del medico.

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