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Emissioni oltre i limiti, Arpa e Ausl 1 chiudono la distilleria

Ricorso d'urgenza al Tribunale amministrativo regionale dell'Umbria: no alla sospensiva, prima si pensi la salute umana, poi si può discutere del danno economico sempre risarcibile

Emissioni pericolose per la salute delle persone. È questa la motivazione dell’ordinanza di chiusura delle Distillerie G. di Lorenzo di Ponte Valleceppi a Perugia, disposta da Regione Umbria, Agenzia Regionale per la Protezione Ambientale-Arpa Umbria, Azienda Unità Sanitaria Locale Umbria 1.

Un’ordinanza che la società ha subito opposto davanti al Tribunale amministrativo regionale, tramite l’avvocato Michele Bromuri, chiedendo la sospensione dell’efficacia del provvedimento.

Arpa e Ausl 1 hanno disposto la “cessazione dell’esercizio di impianti le cui emissioni sono convogliate al punto di emissione E1” con ordinanze datate novembre e dicembre 2018 e gennaio 2019, “fatte salve le eventuali operazioni di messa in sicurezza degli impianti, e fino a revoca della presente ordinanza per l’avvenuta realizzazione degli interventi necessari al ripristino della conformità”.

La società ha chiesto “l’annullamento di ogni altro atto e/o provvedimento presupposto, prodromico, consequenziale e comunque connesso o collegato a quello sopraindicato” intendendo che “le relative prescrizioni debbano essere interpretate nel senso di richiedere che i valori limite di emissione indicati nell’Allegato B – Emissioni in atmosfera per il parametro ‘polveri’ debbano trovare applicazione ... anche durante la fase di controlavaggio dell’elettrofiltro, la quale deve considerarsi a tutti gli effetti una fase di manutenzione dell’impianto, e non di normale funzionamento”. Per l’azienda, inoltre, il “provvedimento intimante la cessazione dell’attività lavorativa arreca un immediato ed irreparabile danno , comportando la chiusura totale dell’attività”.

I giudici amministrativi hanno ritenuto, però, non trattare la richiesta di sospensiva del provvedimento in fase monocratiche, rimandando all’udienza collegiale. Per i giudici da un parte c’è l’azienda che sostiene “l’assenza di ogni pericolo per l’ambiente ovvero per la salute pubblica” in quanto gli enti pubblici preposti “non hanno compiuto alcun accertamento in ordine alla effettiva presenza … di un pericolo per la salute umana o un significativo peggioramento della qualità dell’aria a livello locale”, basandosi solo sulla generica “permanenza della non conformità” di “situazioni di pericolo per la salute umana e la qualità dell’aria”, senza aver disposto “specifici accertamenti sulla qualità dell’aria, ovvero compiute indagini in ordine alle effettive ripercussioni sulla salute umana delle emissioni contestate”.

I giudici, però, proseguono nell’analisi della vicenda e ritengono che “i limiti che l’amministrazione ha ritenuto valicati sono previsti dall’autorizzazione” e che “nel bilanciamento degli interessi in gioco, appare prevalente il possibile danno per la salute umana, avendo carattere irreversibile, rispetto al danno da cessazione dell’attività, che invece appare suscettibile di risarcimento economico, sussistendone i presupposti”, considerando anche che l’azienda era stata diffidata “alla sollecita eliminazione degli inconvenienti riscontrati”.

La vicenda verrà, quindi, discussa nel corso dell’udienza del 26 febbraio 2019.

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