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Professore perugino tenta l'impresa: censire i cambiamenti dei nomi dei Comuni dal 1860 ad oggi

Emidio De Albentiis, docente all'accademia di Belle Arti "Pietro Vannucci" ha censito i cambiamenti dei nomi dei Comuni dall'unità d'Italia ai nostri giorni (fino al 2014)

Un professore perugino (di convinta elezione), docente di storia dell’arte, si cimenta in un’impresa insolita e ardita: quella di censire i cambiamenti dei nomi dei Comuni dall’unità d’Italia ai nostri giorni (fino al 2014). Emidio De Albentiis, docente presso l’accademia di Belle Arti “Pietro Vannucci”, esperto antichista, ma appassionato contemporaneista, non è nuovo a gioiose “evasioni” dalla sua disciplina in senso stretto: quella che lo vede cimentarsi abitualmente in erudite lezioni di storia dell’arte e nella curatela di mostre e cataloghi.

Non è un caso che sia anche critico letterario e scrittore in proprio (di noir e di poesia), oltre che musicofilo, esperto di teatro, di calcio e di tanto altro.

Perché questo lavoro?

“Discende dalla curiosità di spaziare in ambiti diversi dal solito, compresa la ricerca storico toponomastica. Inoltre, avevo notato che molte località erano omonime: da qui la necessità di una diversa denominazione. Sono ben 2500 i cambiamenti avvenuti e registrati”.

Solo questo?

“Strada, e ricerca, facendo, mi è piaciuto individuare motivazioni storiche, politiche, amministrative e culturali che presiedono alle vicende dei singoli Comuni”.

In cosa ti sei imbattuto?

“Ho scoperto che in questi eventi c’è la storia delle singole comunità, ma anche quella dell’Italia intera. Mi è piaciuto individuare percorsi che riconducono alla storia antica e a quella medievale del nostro Paese”.

E la politica c’entra qualcosa?

“Dopo l’Unità, in epoca fascista e nel secondo dopoguerra si tende al recupero di denominazioni cancellate per motivi politici”.

Quale la mole del lavoro?

“Oltre 2500 schede dei singoli Comuni, ordinate per province e per regioni. La consultazione dei materiali è facilitata dal ciddì allegato al volume”.

Quale la consistenza materiale dell’opera?

“Tre anni di lavoro per complessive 800 pagine (320 di testo storico-interpretativo, le restanti 480 di schede analitiche)”. E il motivato esergo ‘Al mio meraviglioso e complicato Paese’, dà conto della passione spesa nel lavoro.

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