Speciale elezioni avvocati - I cinque amici e una candidatura di principio

Nessuna lista e nessun candidato presidente, cosa propongono Ermes Farinazzo, Giuseppe Ferraro, Mirca Sacchi, Daniela Casaccia ed Elena Cristofari

Non è una lista, tanto da non avere un nome e rilasciare questa intervista in forma colettiva, non ha un candidato presidente e solo cinque aspiranti consiglieri. Una particolarità che è anche la forza delal compagine di avvocati, Ermes Farinazzo, Giuseppe Ferraro, Mirca Sacchi, Daniela Casaccia ed Elena Cristofari, che si presenta alle elezioni per il rinnovo del Consiglio dell'Ordine degli avvocati di Perugia.

Come è nata questa idea di candidatura?

«In maniera assolutamente casuale. Ci siamo ritrovati spesso a parlare dell'avvocatura e delle tensioni che l'attraversano, del clima discorde che si respira nel foro e ci siamo detti che non ci piaceva. Le idee diverse, le liste e gli accordi fanno parte della democrazia, ma considerare nemici i colleghi perché schierati in un modo invece che in un altro, non è accettabile. Così abbiamo deciso di proporci ai colleghi, non come lista, ma come amici, accomunati da un'idea semplice: metterci al servizio degli iscritti. Senza tanti programmi, perché l'Ordine è un'istituzione e i suoi compiti sono stabiliti dalla legge. In consiglio ci saranno una maggioranza e una minoranza? Ci piace pensare più ad un presidente che porti serenità nell'ambiente e che lavori per tutti gli iscritti».

A parte le etichette che vi sono state appiccicate addosso, chi siete?

«Siamo cinque iscritti all'Ordine degli avvocati, abituati a frequentare più le aule dei tribunali che quelle dell'Ordine, che hanno deciso di presentarsi senza un candidato presidente per rendere diretto il rapporto con gli iscritti chiamati ad eleggere consiglieri. Siamo solo in cinque perché ci lega prima un rapporto di amicizia e di stima professionale e abbiamo pensato che un gruppo così coeso avrebbe potuto raggiungere meglio gli obiettivi prefissati. Non siamo schierati né contro né con qualcuno. Portiamo avanti la nostra idea di servizio».

Una dichiarazione di principio più che un programma elettorale?

«Semplice, non miriamo a prendere l'Ordine, ad occuparlo, ma vogliamo lavorare per i colleghi. Perché compito del consigliere eletto è quello di lavorare. Se entreremo in Consiglio sceglieremo il presidente che meglio garantirà equilibrio e prestigio».

Quindi niente programma elettorale?

«Parliamo del perché ci candidiamo? La risposta è: portare sul tavolo del Consiglio le istanze degli iscritti; risolvere i problemi dei colleghi che si rivolgono all'Ordine e dare risposte ai loro quesiti, prospettare soluzioni, dare indicazioni. Vogliamo pensare ai tanti colleghi, magari giovani e che iniziano da soli, non tutti hanno la fortuna di lavorare in studi strutturati, oppure a quegli avvocati anziani che non riescono più a seguire i tempi; valorizzare il senso di appartenenza, garantire a tutti la protezione dell'Ordine; riportare ai valori di rispetto reciproco il rapporto con la magistratura e con le istituzioni; riappropriarci della funzione sociale e di diritto propria dell'avvocatura,e pensiamo ai tanti compiti che non ci competono e che siamo costretti a svolgere per le carenze degli uffici giudiziari. Ci piace l'idea di una avvocatura forte, nel rispetto dei ruoli».

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