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Elce, i parroci a causa della pandemia lanciano la benedizione fai-da-te: ecco come fare

Ai portoni di case singole e condominii è stato affisso un calendario con date e orario previsti per il ritiro dell’occorrente.

All’Elce benedizioni pasquali autarchiche, decisione eccellente. Si può essere sacerdoti di se stessi. Fa discutere, ma viene vista in positivo, l’iniziativa di don Riccardo Pascolini e dei collaboratori Filippo, Daniele, Jean Paul e Demetrio. Se Maometto non va alla montagna, sarà la montagna ad andare da Maometto. O viceversa. Fate voi. Peraltro non c’è che da venire nella chiesa parrocchiale di San Donato all’Elce a ritirare l’occorrente. Nello specifico, si tratta di recarvisi con una ampolla o qualunque piccolo recipiente per potervi mettere dell’acqua benedetta. Quindi accettare un libretto con preghiere e istruzioni adeguate per procedere alla benedizione “fai da te”. Nulla di strano se pensiamo al romano “pater familias sacerdos”.

Perché si tratta – come diceva lo storico parroco monsignor Nazareno Bartocci, mio compaesano – di benedire non i muri, ma le persone. E dire una preghiera insieme, aspergendo se stessi e i propri cari, non credo sia operazione difficoltosa. Mi pare – ma resta opinione personale – che sia utile a rinsaldare vincoli e affetti, alla luce di una rinnovata promessa di amore reciproco. Certo che male non fa. Scoprii, qualche anno fa, che in caso di emergenza qualunque credente battezzato può somministrare un sacramento, tanto per dire, come la benedizione in extremis. Chiedo conferme a
don Riccardo.

Circa, dunque, la benedizione autarchica, ai portoni di case singole e condominii è stato affisso un calendario con date e orario previsti per il ritiro dell’occorrente. E veniamo a un aspetto da sottolineare. Le offerte saranno destinate a sovvenire alle esigenze dei poveri e a due obiettivi parimenti importanti. Il primo è il completamento del teatrino parrocchiale sottostante la chiesa. Il recupero edilizio è completato, restano arredi e finiture. In quel luogo ricordo eventi sociali, culturali, anche laicissimi. Sarebbe bello poterlo mettere a disposizione della comunità di quartiere.

Un’altra eccellente finalità è costituita dal recupero del primo piano dell’immobile nel piazzale, un tempo adibito a scuola di teologia e a tante altre eccellenti funzioni. Al pianterreno c’è una palestra bellissima, cui mi legano ricordi di affetti e validissime iniziative. Se le nostre offerte andranno – non è lecito dubitarne – a queste buone intenzioni, amici elcini, non resta che mettere mano al portafogli. Perché – come diceva don Nazareno – c’è tanto bisogno di carità. Ma che non sia un’elemosina.

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