Editoriale - La forza, l'orgoglio e le notti insonni dei tanti papà perbene in prima linea per i figli

L'ingiusta sottovalutazione sociale dei (tantissimi) padri che hanno imparato ad ascoltare, aiutare e guidare la prole. Il pensiero va oggi a chi lavora in mezzo alla pandemia

Non sono un papà. O per dirla, come si dice da noi in Centro Italia, non sono un babbo. E Dio solo sa quanto vorrei assumermi questa meravigliosa, difficile, missione di vita. Oggi è la festa del papà forse più triste degli ultimi 70 anni. Perchè alle nostre difficoltà quotidiane, individuali, si è aggiunta questa pandemia che è una tempesta sociale, economica e sanitaria. Ma è pur sempre una festa e va onorata e rispettata. E oggi più che mai dobbiamo essere vicini al proprio padre, per chi ha la fortuna, di averlo in vita. Con un dolce, un pensiero, una poesia e anche semplicemente un sorriso vero, emozionato. In tempi di quarantena basta anche solo una lunga telefonata ricordando quello che hanno fatto per noi. Donare un momento della propria vita ai nostri papà, ai nostri babbi. E se purtroppo, come per molti di noi, non ci sono più...basta un pensiero, una preghiera, una fotografia osservata a lungo. Non si può andare la cimitero, in moltissime nostre città, dopo le ordinanze dei sindaci. Una sofferenza! Ma se Dio vorrà ci torneremo e porteremo fiori e calore più di prima, meglio di prima. 

Ma la mia riflessione, oggi per la festa del papà, è per quelli perbene, che amano veramente i figli e a cui hanno dedicato la propria vita. Sono la stragrande maggioranza rispetto ai pochi che sono soltanto dei padri biologici e non mancano tra questi orchi e criminali. Nessuno lo dice o lo scrive ma anche questa generazione di padri è portatrice sana di valori, di attenzione e responsabilità verso i figli. E' cambiata la società, sono cambiati anche loro. Giustamente non si delega più soltanto alla madre l'educazione, la crescita e la quotidianità dei propri figli. Si partecipa, si è protagonisti, si è anche al servizio. Oggi moltissimi padri sono veramente presenti e sono in grado di dialogare con la prole. E questo non fa di un uomo una sorta di "mammo" ma ne fa un padre vero e perbene. 

Ci sono tanti padri separati - ne raccontiamo spesso - che combattono per poter vedere i propri figli. Che fanno sacrifici per dare quello che è giusto che diano, economicamente parlando, per il loro mantenimento. Che per amore dei figli riescono ancora a coltivare un rapporto civile dopo un amore fallito, magari anche male. Che hanno capito che quella donna, che non amano più o che non li ama più, sarà per sempre la madre dei loro figli e quindi bisogna andare avanti e costruire un percorso, tortuoso e spesse fatto di compromessi, ma civile, umano. La stragrande maggioranza degli uomini non sono picchiatori seriali, non sono degli egoisti, non sono degli stalker e non sono dei mostri che tolgono la vita delle donne. Purtroppo ce ne sono e fanno molto più notizia. Devono pagare le loro malefatte e le leggi che ci sono a difesa delle donne sono giuste, giustissime. Ma non umiliamo però  chi si comporta bene equiparandolo ai pochi (sempre troppi) che devono marcire in una galera.  

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Ai tempi del coronavirus, di questa tragedia sociale-sanitaria-economica, il pensiero deve andare a quei papà umbri che mentre molti stanno in casa al sicuro, loro lavorano: in fabbrica, sui cantieri, alla guida di un camion, in farmacia, in una corsia di ospedale, alla cassa o in un magazzino di un supermercato. O che difendono la nostra sicurezza indossando una divisa o al servizio negli uffici pubblici per sbrigare pratiche fondamentali per l'emergenza. Rischiano la vita di giorno e la notte non dormono perchè pensano al domani, alle difficoltà, al rischio di perdere un posto di lavoro, alla vita che potrebbe non essere più alla stessa. Non dormono perchè temono di non poter dare quel tutto che serve per i figli, per il loro futuro. A tutti loro va il nostro pensiero. Al mio papà va il mio infinito grazie per quello che ha saputo darmi, tanto o poco che sia stato, ha dato tutto. Ora lo so. Viva i papà!

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