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Quell’edicola di via Calderini non era antica (era dal 1984) ed è stata smontata perché non poteva essere niente di diverso

Corretto il comportamento del Comune dopo la discussione che si era aperta in città

Quell’edicola ad angolo tra piazza Matteotti e via Calderini non era antica: risaliva a dopo il 1984. Spiega bene la questione della presunta vetustà il geometra Claudio Ferracci, già dipendente comunale addetto al Centro storico, nonché patron della Biblioteca delle Nuvole ed eccezionale disegnatore [posso a buon diritto testimoniarlo, avendo realizzato con lui una quantità di libri (Cappuccetti Rosci, Stradario in Perugino, Diario Grifo, ben due Mercanti in fiera in perugino, la Tombla perugina, Pinocchio m Perugino…)].

L’intervento in social di Ferracci fa seguito a quanto da altri affermato circa la rimozione dell’edicola di Ugo Isidori, amatissimo giornalaio della Vetusta, denominato amichevolmente “l sindaco de piazza Matteotti”. Non che Ugo rivestisse cariche di sorta, ma era – ed è – persona amabile, aperta al dialogo, informata. Tanto che i clienti erano spesso anche amici che si fermavano a scambiare quattro chiacchiere. Avendo già dato conto di quello smontaggio [INVIATO CITTADINO - L’edicola tra via Calderini e piazza Matteotti caricata e portata altrove, sarà destinata ad altri usi (perugiatoday.it)], vale la pena di mettere a punto alcuni concetti.

Ferracci, informatissimo, pubblica la spiegazione e ci ricorda che quella tipologia di edicola fu stabilita dopo il 1984 da una Commissione formata da rappresentanti di operatori del commercio (fra i quali Mario Ceccucci e Angelo Zaroli), con la consulenza dell’architetto Fabrizio Fabbroni, in rappresentanza dell’ABA. Un secondo prototipo venne elaborato e proposto dall’architetto Paolo Lattaioli del Comune di Perugia. Ed è questa la tipologia dell’edicola rimossa. La configurazione prevedeva manufatti metallici “verniciati di verde e con il tetto in rame, con colonnine d’angolo cilindriche”. Che corrisponde alla tipologia di quella “deportata” nell’eugubino. Dunque, niente “antichità”, si dirà. Ma semplice “modernariato” di un esemplare piuttosto recente.

Ma il punto è un altro. Quell’edicola non ha mai avuto vita facile, perché fatta segno di un’infinità di proteste e ricorsi, da parte di commercianti di prossimità. Si diceva che fosse impattante, troppo grossa, creasse intralcio a traffico e quant’altro. Insomma: toglieva visibilità a qualcuno. Le amministrazioni passate furono tetragone alle proteste e decisero di lasciare tutto come stava, almeno fin tanto che Ugo Isidori non fosse andato in pensione. E fecero bene. Ma adesso che succede? Che Isidori chiude e cerca di cedere l’attività. Non si trova però chi rilevi l’edicola di giornali. Si fa tuttavia avanti – questo si fa sapere – un soggetto che l’acquisterebbe per realizzarci qualcosa di diverso.

Ma la risposta del Comune suona: edicola o niente. Insomma: il Comune non intende concedere mutazioni di destinazione, ossia un diverso utilizzo. E il titolare si ritrova col cerino acceso, non potendo peraltro trarre utile dall’impossibile cessione. A questo punto, il Comune (che non è titolare del manufatto, ma solo del suolo pubblico da esso occupato) sollecita, pur senza scadenze, la rimozione, operazione che ha peraltro un costo elevato. E il titolare non solo si ritrova “senza liquidazione”, ma è costretto a svendere, risparmiandosi almeno l’onere di rimozione e trasporto. Pur comprendendo la delusione di Isidori, resta però da chiarire, in tutta onestà, una precisa circostanza.

Il Comune non ha compiuto nessun atto arbitrario né commesso un’ingiustizia. Si è limitato ad applicare i regolamenti vigenti. Edicola e non altro doveva essere quel manufatto. E questo va ribadito. Senza voler nulla togliere alla nostalgia del “come eravamo”. E alla dignità della splendida persona di Ugo Isidori. I regolamenti sono stati rispettati.

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