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Cronaca

Edicola alla Pesa, addio. Prosegue l’inarrestabile ecatombe dei punti vendita in città

Una storia di decenni che si cancella. Il racconto del nostrio inviato cittadino

Edicola alla Pesa, addio, Prosegue l’inarrestabile emorragia dei punti vendita in città. Un’ecatombe. Una storia di decenni che si cancella.

C’era una volta – fino alle feste natalizie 2019 – l’edicola di Giancarlo, classe 1934. Lo avevo conosciuto che ero bambino: puntuale, allo Slargo della Pesa, col gelo e col solleone, pronto a darti il giornaletto col sorriso. Una faccia cordiale, che lo faceva assomigliare al cantante Luciano Tajoli.

Poi il tempo che passa e la clientela sempre più rara, specie dopo la chiusura dell’Ospedale Policlinico. Giancarlo era un’istituzione e davanti all’edicola di una volta, certo meno accogliente di quella più recente, è passata la storia.

Il figlio Giovanni ne aveva raccolto l’eredità. Ma la domenica ci trovavo sempre lui. Così, una volta alla settimana, mettevo un corno all’edicola di via Annibale Vecchi, alla  Cesarina, mia attuale spacciatrice di carta stampa, dopo la chiusura dell’Enrica, in fondo a via Torelli.

Ma purtroppo il rosario delle chiusure si sgrana e la perdita non si arresta.

Giancarlo alla Pesa, accanto all’antica “vera” pesa, dove si pagava il dazio per le merci in entrata in città. Dove il daziere, soprannominato Fiorin di Fava, al villano che dichiarava di portare mezzo maiale sulla carretta, chiedeva: “Vivo o morto?”.

Davanti a quell’edicola cadde, sul maledetto scalino, Romeo Rossi, il babbo del senatore Raffaele. Batté il capo e si dice che la sua fine fosse legata a quella caduta. Almeno questo sosteneva la moglie inconsolabile, la sòra Maria, mamma di Lello.

La Pesa col suo manipolo di antifascisti che “tramavano” alla trattoria “Da Argentino”, ma fingevano di parlare d’altro quando entravano gli spioni dell’Ovra o quelli tacciati di essere “poco schietti”.

Quell’edicola ne ha viste tante e, se avesse voce, potrebbe raccontarne. Oggi è irrimediabilmente chiusa. E con lei se ne va un bel pezzo di storia perugina del Novecento. Una storia che, oggi più che mai, meriterebbe di essere raccontata.

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