Orvieto, ammazza moglie e figlia e poi si spara: il dramma resta un mistero, un uomo e una famiglia senza ombre

Nessun biglietto lasciato. Nessun problema economico e mai un litigio. Le testimonianze. La dinamica degli spari secondo gli inquirenti

Nessun biglietto, nessuna spiegazione, zero piste ufficiali. Forse un improvviso - e difficile da verificare e comprendere - raptus di follia. Il duplice omicidio e suicidio di Orvieto resta un mistero per quanto riguarda il motivo o i motivi che hanno spinto Carlo Carletti, impiegato civile dell'Aeronautica, ad impugnare un suo fucile da caccia, regolarmente denunciato, e sparare nel giro di poche decine di secondi alle due donne di famiglia: la figlia Cinzia e la moglie Rosalba. I carabinieri indagano, i familiari disperati sono increduli come totalmente sconvolti sono i conoscenti della famiglia.

Il Carletti è descritto da tutti come una persona mite, impegnato da sempre nel sindacato e il maggio scorso si era candidato alle comunali nelle file del Partito Democratico. Lui e la moglie - andata in pensione da poco - non condividevano soltanto lo stesso lavoro, ma erano sempre insieme. Riservato sì, ma mite e cordiale con tutti. Il parroco Don Luca Conticelli ha ricordato questa famiglia, come sana e religiosa, insomma "belle persone". Carletti era solito andare a trovare anche la figlia sul lavoro. Scherzavano, mai un litigio e sempre piccole-grandi attenzioni (portava la merenda o il pranzo a Cinzia).

Anche le modalità di come è avvenuta la tragedia non lasciano presagire un litigio, un motivo scatenante, un qualcosa che covasse sotto la cenere di una famiglia apparentemente tranquilla, granitica negli affetti e rapporti. Da una prima ricostruzione degli inquirenti: la figlia 34enne è stata uccisa con un colpo a bruciapelo mentre era seduta in cucina e guardava la televisione, ignara dei propositi del genitore. La moglie è stata freddata, sempre con un colpo ravvicinato, mentre si trovava in bagno. Entrambe non si sono difese, non sono fuggite. I vicini di casa - la famiglia si era trasferita nella nuova abitazione ad Orvieto da meno di un mese - non hanno mai sentito grida, lamentele e litigi prima della tragedia. Da qui l'ipotesi di una malessere personale dell'uomo, taciuto a tutti, sfociato in un improvviso raptus di follia. 

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