Cronaca Montefalco

Animali costretti a una vita d'inferno, due a processo per l'allevamento degli orrori

Vacche costrette a vivere nei liquami, in stato di forte denutrizione e con un alto tasso di mortalità

Citazione diretta a giudizio per due allevatori di Montefalco, accusati di detenzione di animali in condizioni incompatibili con la loro natura, e produttive di gravi sofferenze.

Il caso è emerso nel gennaio scorso quando i Carabinieri hanno eseguito un ordine del giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Spoleto che disponeva il sequestro di 88 mucche, prevedendo il reato di maltrattamento di animali e l’illecito smaltimento delle carcasse dei bovini morti.

Nel 2023 i Carabinieri Forestali di Campello sul Clitunno e i medici veterinari dell’Usl Umbria 2 avevano effettuato un sopralluogo nell’allevamento, trovandovi gli animali “in forte stato di malnutrizione”, con le vacche “scheletriche e sporche”, che “affondavano le zampe in circa 80 centimetri di lettiera formata prevalentemente dalle loro feci, alimentate con sola paglia e acqua di abbeverata assente”. Secondo i veterinari l’indice di mortalità nella stalla, per legge non superiore al 4%, si attestava al 10%, con molti animali trovati “a terra incapaci di alzarsi con piaghe da decubito e per almeno due di queste è stato disposto l’abbattimento”.

I Carabinieri riscontravano anche “numerose difformità in materia di tenuta e compilazione dei registri di stalla” e anche “la sala latte e i contenitori erano in scarse condizioni igieniche”, con “i parametri delle cellule somatiche, indice della salubrità della mammella e dello stato generale di salute delle bovine, e la carica batterica” che “risultavano essere circa sei volte superiore rispetto ai parametri previsti per il conferimento del latte al consumo umano”.

Le autorità disponevano una serie di prescrizioni per la salute degli animali ed elevavano multe per 30mila euro, ma al successivo controllo annotavano che “le condizioni degli animali non erano cambiate e le criticità riscontrate non erano state eliminate” facendo scattare il sequestro preventivo e le denunce.

Adesso la citazione a giudizio per un processo nel quali ha deciso di costituirsi parte civile l’associazione “Stop Animal Crimes”.

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