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Caso Duchini: il giudice di Firenze rinvia a giudizio 8 persone, c'è anche Carlo Colaiacovo

Contestati i reati di corruzione, concorso in rivelazione di segreti d’ufficio, abuso d’ufficio e peculato. ci sono anche tre carabinieri e un avvocato

Rinvio a giudizio per otto persone, compreso Carlo Colaiacovo e il sostituto procuratore della Repubblica Antonella Duchini, l'ex luogotenente Orazio Gisabella, l'ex Ros Costanzo Leone, l'avvocato Pietro Gigliotti, l'imprenditore Valentino Rizzuto, il carabiniere Fabio Sinato e il medico Ignazio Pusateri. Prosciolto il commercialista Francesco Patumi. È questa la decisione presa da Angela Fantechi, giudice per l’udienza preliminare di Firenze dove si svolge il processo in quanto coinvolto un magistrato all'epoco in servizio a Perugia.

La Procura di Firenze aveva chiesto il rinvio a giudizio per tutti gli imputati , accusati a vario titolo di peculato, abuso d'ufficio, corruzione e rivelazione di segreti di ufficio nell'ambito di una faida economica familiare (con tanto di processo che si è chiuso con l’assoluzione per tutti gli imputati). Secondo la ricostruzione degli inquirenti sarebbero stati Gisabella e Leone a sottoporre all'attenzione di un manager della società di Colaiacovo “le consulenze tecniche redatte su incarico del pubblico ministero, le trascrizioni delle intercettazioni e la nota della guardia di finanza”.

I fatti contestati risalirebbero agli anni 2016 e 2017 e all’indagine che il pm Duchini stava portando avanti su Franco e Giuseppe Colaiacovo. Nell’ambito di quell’indagine il pubblico ministero avrebbe rivelato notizie sottoposte a segreto a Carlo Colaiacovo, comunicando “l’adozione di un provvedimento di sequestro preventivo d’urgenza della quota della società Financo di proprietà della Franco Colaiacovo Gold” (rispettivamente fratello e nipote di Carlo, in relazione alle difficoltà finanziarie in cui nel 2016 versava la società FC Gold, dai due amministrata). Per il pm di Firenze Carlo Colaiacovo avrebbe quindi “istigato i concorrenti” a commettere il reato e avrebbe “intenzionalmente arrecato un ingiusto danno agli imprenditori Giuseppe e Franco Colaiacovo essendo stato dimesso tale provvedimento al solo scopo di impedire l’erogazione di finanziamenti in favore dei due”. Con le sue azioni avrebbe “procurato un ingiusto vantaggio patrimoniale a Carlo, favorendolo nel progetto di acquisizione di dette quote”.

Informazione che sarebbero state passate a Carlo Colaiacovo, dietro sua sollecitazione, per conoscere l’istruttoria in corso ed un sequestro preventivo a carico della FC Gold. Per l’accusa l’imprenditore avrebbe avuto interesse a veder fallire la società del fratello e del nipote per poi acquisire le quote di Financo, la società che detiene la maggioranza delle attività della famglia Colaiacovo. Il gip di Perugia, però, non aveva convalidato il sequestro e la FC Gold era poi presentato istanza di fallimento.

Nel procedimento c’è anche il filone relativo all’ipotesi di corruzione, dove sono indagati lo stesso Gisabella, l’imprenditore Valentino Rizzuto e l’avvocato Pietro Gigliotti. Al centro della tesi d’accusa una dazione di 108mila euro da Rizzuto all’ex Ros per far commettere a Duchini atti contrari nei suoi procedimenti giudiziari. Poi c’è il capitolo peculato, con 400mila euro di consulenze e liquidazioni sempre in ambito giudiziario di cui avrebbe beneficiato in parte lo stesso Gisabella.

Gli imputati sono difesi dagli avvocati Nicola Di Mario, Michele Nannarone, Ubando Minnelli e Franco Coppi; la società FC Gold, costituitasi parte civile, è difesa dal professore avvocato David Brunelli. Il ragionere Patumi era difeso dall’avvocato Vincenzo Maccarone.

"La decisione del gup di rinviare a giudizio, tra gli altri Duchini e Carlo Colaiacovo, è molto importante perché il processo consentirà di fare piena luce su accadimenti inquietanti che potrebbero aver condizionato pesantemente la vita della società FC Gold e frustrato i molti tentativi dei suoi amministratori di tamponare la crisi finanziaria che dal 2015 la tormenta - afferma l'avvocato David Brunelli - Stabilirà il Tribunale fiorentino se su quella crisi si sono davvero avventati speculatori senza scrupoli, agevolati da funzionari infedeli, aggravandola fino a renderla difficilmente reversibile. Ci auguriamo che possa emergere la verità, anche nell’interesse dei soci della FC Gold".

Soddisfazione per la decisione del Gup viene espressa anche dall'avvocato Manlio Morcella, legale di Giuseppe Colaiavoco: "RIteniamo che il procedimento avesse evidenziato in modo chiaro quello che abbiamo sempre sostenuto, ovvero che i comportamenti illeciti degli indagati hanno comportato dei pregiudizi oggettivi al nostro assistito e al suo gruppo. Comportamenti e fatti che il dibattimento permetterà di chiariare e definire nel merito. Il rinvio a giudizio, in questo sneso, è un importante punto di partenza per la definizione della realtà dei fatti e sulla responsabilità degli imputati che ci riserveremo di far rilevare anche in sede civile": 

"Il Decreto di rinvio a giudizio assunto dal Gup di Firenze contiene due affermazioni di elevata importanza per la posizione degli imputati. L’organo giurisdizionale di controllo, infatti, da un lato, in accoglimento delle eccezioni sollevate dalla difesa, ha dichiarato utilizzabili solo 5 delle numerosissime conversazioni telefoniche acquisite dall’autorità giudiziaria di Palermo; e, dall’altro, pur nella limitata estensione dei poteri di accertamento riservati al Gup dalla legge processuale, ha evidenziato che le fonti di prova disponibili presentano già da questa fase profili di contraddittorietà. Siamo dunque fiduciosi che all’esito del pieno contraddittorio dibattimentale emergerà la radicale infondatezza di ognuna delle accuse formulate a carico di Antonella Duchini e Orazio Gisabella" commentano gli avvocati Nicola di Mario e Michele Nannarone che assistono l'ex procuratore aggiunto di Perugia e il maresciallo dei carabinieri ora in pensione. 

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