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Droga, operatori delle Comunità: nuovi mix importati da mafie

Gli operatori delle Comunità di recupero e delle unità di strada stanno fronteggiando nuovi mix di sostanze che colpiscono sempre più giovani e rendono schiavi. Gestione in mano alle mafie

Vivono a contatto tutti i giorni con il dramma della droga, della dipendenza di giovanissimi ragazzi e ragazze e di sostanze sempre più letali e ad un prezzo abbordabile. E quindi conoscono, meglio di tanti altri, anche chi possa muovere il mercato dell'offerta. Stiamo parlando dei responsabili delle comunità di accoglienza e delle unità di strada che operano in Umbria e che sono stati ascoltati dalla Commissione regionali sulle tossicodipendenze del presidente Luca Barberini.

Esperti sul campo che indirettamente hanno confermato ancora una volta che oggi "il mercato della droga a casa nostra" è gestito "da associazioni di tipo mafioso" o direttamente "legate alle mafie". Dopo il riciclaggio di denaro e lo spaccio di droga è il secondo business di Camorra e 'Ndrangheta in Umbria che per la sua posizione centrale è considerata ottima anche per rifornire mercati marchigiani, toscani e dell'alto Lazio.

Una delle dimostrazione di questa gestione degli stupefacenti, anche secondo gli operatori di strada, è l'introduzione di nuovi e grandi quantitativi di  mix di sostanza che danno dipendenze plurime e soprattutto legano sempre di più il cliente a certi clan di spacciatori. Secondo gli operatori inoltre sono droghe in cerca di un pubblico sempre più giovane e riescono, a differenza di quelle tradizionali, a far mimitizzare meglio nella società gli assuntori. Insomma c'è un esercito di schiavi della droga solo all'apparenza normale. Un esercito che finanzia direttamente le mafie. 

Secondo la commissione dopo l'audizione sono necessari "programmi ed attività coordinate sui territori che mettano in sinergia il lavoro di più soggetti, pubblici e privati: i servizi sociali dei comuni, le Asl, i giudici dei tribunali, i servizi per la salute mentale, e non ultimo le scuole come istituzione centrale sulla quale poggiare necessarie ed incisive azioni di prevenzione da estendere alle famiglie".

 
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