Domenica, 21 Luglio 2024
Cronaca Ponte Felcino

"Spaccia per me e siamo pari", ma la droga nascosta al percorso verde sparisce: picchiato e minacciato

Uno degli imputati doveva restituire 1.000 euro ad un connazionale, per il quale ha spacciato quasi un chilo di stupefacente

“Mi devi mille euro, spaccia per me e siamo pari”, ma poi qualcosa va storto e il debito arriva ad oltre 7mila euro. Così due albanesi 40enni sono finito sotto processo per estorsione nei confronti di un connazionale, con il quale sono accusati in concorso di spaccio di droga.

I due accusati di estorsione avrebbero minacciato “di morte un connazionale perché dopo aver prestato allo stesso la cifra di 1.000 euro, gli proponevano al fine di risanare il debito, di prestarsi per loro conto e per conto di altri soggetti non identificati, di collaborare con loro nell’attività illecita di cessione di sostanze stupefacenti”.

Il connazionale accettava e gli veniva consegnato “un quantitativo di droga di 950 grammi” e gli veniva ordinato di “suddividerla in panetti da 100 grammi e di nasconderla nei pressi del percorso verde a Ponte Felcino”. All’uomo veniva consegnato anche “un telefono cellulare per ricevere, tramite lo stesso, dotato di un particolare applicativo, i messaggi con i quali di volta in volta gli fornivano indicazioni al fine di prelevare i singoli panetti per consegnarli ai clienti”.

Tutto andava secondo i piani per alcune settimane, ma “dopo aver effettuato per il tramite dell’uomo cessioni per un quantitativo totale di 800 grammi, ordinavano l’ultima consegna (per un quantitativo totale di circa 150 grammi) che tuttavia non veniva effettuato perché l’uomo non trovava più la droga dove l’aveva nascosta”.

A quel punto i due organizzatori dello spaccio davano appuntamento al connazionale “nel luogo dove era nascosta la droga, lo picchiavano e minacciavano che se non avesse restituito quanto dovuto (conteggiato in 6.300 euro ovvero 42 euro al grammo) oltre al prestito di 1.000 euro, lo avrebbero ucciso e che sapevano dove abitava e sarebbero venuti a prendere anche la madre”. Così l’uomo riusciva a procurarsi un assegno che compilava con la cifra di 7.500 euro e post datava al 6 febbraio 2020 e lo consegnava ai due, unitamente alla carta d’identità con l’accordo che alla data indicata avrebbe incassato la cifra” e girato la somma ai due. Come poi era avvenuto.

Tutti e tre sono imputati in concorso per aver acquistato o ricevuto “un quantitativo di stupefacente del tipo cocaina per circa 1 chilogrammo e che successivamente occultavano in quantitativi di 100 grammi nei pressi del percorso verde” da ritirare di volta in volta che i clienti lo chiedevano, per cessioni di circa 100 grammi alla volta.

Gli imputati sono difesi dagli avvocati Cristina Zinci, Donatella Panzarola e Vincenzo Bochicchio.

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