Beccato con 23 grammi di cocaina nascosti nelle casse dello stereo dell'auto, resta in cella

Senza fissa dimora, senza permesso di soggiorno e con due cellulari pieni di numeri di clienti, per il giudice è l'unica misura possibile

Spacciava dall’auto nella zona di Santa Maria di Sette del Comune di Montone, ma l’inconsueto via vai di auto e clienti ha insospettito i Carabinieri che hanno arrestato un giovane albanese, senza fissa dimora e senza permesso di soggiorno. L’arresto è stato effettuato tra il 31 luglio e il 1 agosto. In sede di interrogatorio, difeso dall’avvocato Diego Florio, si è avvalso della facoltà di non rispondere.

Nel corso del “servizio perlustrativo”, i Carabinieri “procedevano al controllo del conducente dell’autovettura, il quale manifestava nervosismo e perciò si procedeva a perquisizione personale e del veicolo”. I militari trovavano “all’interno del vano cassa dello stereo” tre involucri termosaldati “contenenti ciascuno 5 grammi di sostanza polverosa, presumibilmente stupefacente del tipo cocaina ed altri 8 involucri più piccoli, con analogo contenuto. Il tutto per un peso lordo complessivo di 23 grammi e aveva con sé la somma di denaro di 250 euro, in banconote di vario taglio e due telefoni cellulari”. L’autovettura in uso al giovane era intestata ad un italiano residente ad Empoli, sul quale si stanno svolgendo accertamenti.

Al termine dell’interrogatorio, per il giudice esiste “un grave quadro indiziario” a carico dell’arrestato, sia per quanto riguarda la droga già suddivisa in dosi da spacciare, sia per il possesso di denaro che non può giustificare, non avendo un lavoro o altre entrate.

Dall’analisi dei cellulari, sottoposti a sequestro, potrebbero arrivare altri elementi utili a ricostruire l’attività illecita e “la rete di contatti” e clienti.

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Secondo il giudice “la misura degli arresti domiciliari non è eseguibile, mancando qualsivoglia disponibilità abitativa”. L’unica misura idonea, fino al processo per direttissima, è la custodia in carcere, in quanto l’arrestato “non ha un legame stabile nel territorio” e “non è nota la sua dimora in Italia”, non ha permesso di soggiorno, non lavora, ma si muove “sul territorio per realizzare la sua attività criminosa”.

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