Pusher reclutati dall'Albania ogni tre mesi, guadagni da capogiro e spaccio h24: stroncato maxi giro di droga

Ecco come funzionava l'organizzazione dello spaccio in Altotevere. I pusher venivano reclutati come turisti per tre mesi, organizzati in turni per fornire droga di giorno e di notte. Dopo arresti e sequestri, chiuse le indagini per 20 persone

IMMAGINE D'ARCHIVIO

Un giro di droga e di spaccio in Altotevere, in particolare ad Umbertide, e pusher reclutati dall’Albania, fatti venire qui come turisti e sistemati in alloggi della zona per periodi non superiori ai canonici tre mesi. In realtà, come appurato dalle indagini, erano stati ingaggiati come pusher, organizzati in turni per far fronte alle richieste degli acquirenti 24 ore su 24. Poi, al termine del “regolare” periodo di soggiorno turistico rientravano in Albania per far perdere le proprie tracce.

Tutto ha avuto inizio nel febbraio del 2017 dopo alcuni episodi di spaccio che avevano destato allarme in Alto Tevere, da Umbertide a Città di Castello. Da lì l’avvio delle indagini da parte dei carabinieri del Nucleo Operativo tifernate e della stazione di Umbertide che avevano portato a scoprire un giro di droga gestito da albanesi radicati sul territorio. Di  giorno e di notte, anche avvalendosi delle nuove reclute, vendevano le sostanze stupefacenti a tossicodipendenti e rifornivano personaggi che a loro volta la cedevano ai propri acquirenti.

Nell’ambito dell’indagine denominata “Boomerang” erano già state arrestate 7 persone tra cui anche una donna e altre 15 denunciate per spaccio di sostanze di vario genere. Mentre erano stati segnalati alla Prefettura di Perugia circa 45 assuntori di droghe. Nel mese di marzo i carabinieri avevano eseguito tre misure cautelari emesse dal Gip del tribunale di Perugia su richiesta della procura nei confronti di altri indagati; due in carcere e una agli arresti domiciliari.

Una indagine complessa, che aveva portato nel corso dei mesi a vari sequestri sia di ingenti quantitativi di droga che di materiale per il confezionamento delle dosi, oltre che di vari telefoni cellulari lasciati in pegno dai “clienti” in cambio della dose giornaliera. I guadagni che l’attività criminale riusciva ad incassare, arrivavano anche a 30mila euro al mese.

L’operazione è terminata con gli avvisi di conclusione indagini a carico di 20 indagati (tra cui italiani, albanesi e magrebini) emessi dal sostituto procuratore Manuela Comodi, titolare del fascicolo e notificati nei giorni scorsi dai carabinieri di Città di Castello e Umbertide.

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