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Blitz nella camera in affitto, sequestrati mezzo chilo di eroina e tanti soldi: tre anni ai pusher

Inquilini e proprietario del contratto di affitto, erano stati condannati in primo grado. In casa furono ritrovati e sequestrati 500 grammi di droga, un chilo e mezzo di sostanza da taglio e contanti. Tutta la vicenda

E’ stata confermata in appello questa mattina la condanna a tre anni e quattro mesi di prigione a due degli imputati già condannati in primo grado per detenzione ai fini di spaccio di sostanze stupefacenti, mentre è stato assolto il proprietario di casa che si era reso colpevole,  in primo grado, di essere complice dei due spacciatori alla quale aveva subaffittato la camera.

Il proprietario, viste le difficili condizioni economiche a cui era stato costretto (era in cassa integrazione) e dovendo provvedere al mantenimento della moglie e dei figli, aveva affittato la seconda camera da letto ad altri due concittadini, stranieri, per riuscire così a poter pagare il canone mensile dell’affitto.

I fatti risalgono al 2009. Qualcuno informa i militari che un appartamento nella periferia perugina, è stato trasformato in un covo dello spaccio; ed è proprio da tale segnalazione che i militari, facendo irruzione in casa, troveranno 500 grammi di eroina, un chilo e mezzo di sostanze da taglio, oltre che un bel quantitativo di denaro in contante. Il tutto corredato dal kit dello spacciatore: dalla bilancina di precisione per misurare le dosi da vendere fino al cellophane per il confezionamento. 

 Nell’appartamento in via Sicilia, viveva il proprietario di casa (in affitto), sua moglie e la loro figlia minorenne, ma durante la perquisizione, qualcuno suona alla porta. I miliari fanno così cenno alla donna di aprire, senza svelare la loro presenza. Due uomini entrano in casa, ignari della presenza dei carabinieri che frattanto si erano nascosti in bagno.Diretti verso una camera da letto, prelevano un sacchetto contenente tre dosi pari a 50 grammi di eroina. E proprio in procinto di uscire, che vengono bloccati dai militari  I coniugi, visti i problemi di natura economica, spiegano subito alle forze dell’ordine di aver subaffittato la stanza solo per riuscire a pagare l’affitto, e di essere completamente all’oscuro dei loschi traffici che avvenivano all’interno delle mura domestiche. I due uomini fermati invece, sostengono subito di non conoscersi bene, e di essere amici di uno degli inquilini; giunti in casa solo per prelevare denaro e darlo all'amico che era stato fermato precedentemente dalla polizia. Tesi questa, non ritenuta credibile. 

Secondo il giudice, la posizione del padrone di casa, nonostante la droga fosse stata rinvenuta nella camera dei due, non sarebbe potuta essere estranea a ciò che accadeva sotto i suoi occhi, accusato dunque, di una condotta in qualche modo “agevolatrice” dell’attività di spaccio che sarebbe stata fatta dai coinquilini. In primo grado, l’unica ad essere prosciolta da ogni accusa è la moglie, ritenuta dal giudice “più una spettatrice passiva degli eventi, senza voce in capitolo. 

Fu il gup Avenoso a dichiarare colpevoli del reato di detenzione e spaccio i due inquilini e il proprietario di casa, alla condanna di tre anni e quattro mesi di reclusione, 30mila euro di multa, e al pagamento delle spese processuali e di custodia, oltre all’interdizione dai pubblici uffici per 5 anni.

Oggi in appello, un sospiro di sollievo è stato potuto tirare dal proprietario del contratto di affitto: assolto, mentre nessuno sconto di pena per gli altri due imputati (uno dei quali è difeso dall’avvocato Massimo Brazzi) alla quale il giudice ha confermato la condanna a tre anni e quattro mesi.  

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