Martedì, 19 Ottobre 2021
Cronaca

Dossier Psicologici sulla Dad | Crescono i casi di disagio tra i bambini che pagano tutto il blocco sociale: dalla scuola, allo sport, agli oratori

Non è solo colpa delle scuole chiuse ma di tutte le attività sospese e che riguardano la sfera sociale. I dati

Il dossier "Didattica a Distanza tra luci e ombre" dal Gruppo di Psicologia Scolastica dell’Ordine degli Psicologi dell’Umbria riporta anche una importante analisi degli effetti collaterali che i giovani dai 3 ai 14 anni stanno subendo a livello psicologico nell'affrontare un complesso blocco sociale e la crisi economica ai tempi del Coronavirus. L'aumento dei disturbi non deve essere assolutamente attribuito esclusivamente alle scuole chiuse e quindi al ricorso della Didattica a distanza - che anzi, secondo gli psicologi, è riusciti a colmare in parte il blocco di relazioni e formazione dopo la presenza in aula bandita - ma dalla chiusura delle attività sportive, degli oratori e parrocchie, dell'intero comparto degli spettacoli (cinema e teatri) e anche dal distanziamento sociale che non permette una vita appagata di esperienze, di relazioni e di primordiali passioni.

"I disagi evidenziati dalla ricerca - si legge nella relazione - non sono tutti ascrivibili alla DAD, infatti si tratta di condizioni già presenti che, tuttavia, sono state amplificate nel corso di questo anno in cui la vita sociale di bambine e bambini, ragazze e ragazzi ha subito profonde trasformazioni (basti pensare alle tante attività sportive, ricreative, culturali ferme ormai da molto tempo)".Ecco i disagi riscontrati tra la categoria che va dai 3 ai 14 anni di età: "Tra i più piccoli i disturbi psicologici sono aumentati del 24%. In particolare, tra bambine e bambini nella fascia da 3 a 5 anni sono aumentati sbalzi di umore e irritabilità, disagi che crescono in frequenza con il progredire dell’età. Nella stessa ricerca si mette in evidenza come tutti i soggetti considerati (dai 3 ai 14 anni) soffrano a causa di solitudine, noia e isolamento sociale".

L'altra difficoltà riscontrata è quella del peso sulle spalle dei ragazzi e ragazze che non avevano gli strumenti per affrontare una svolta digitale così importante e spesso non hanno potuto contare nemmeno sulle capacità digitali delle famiglie. "Un altro dato - hanno spiegato gli psicologici - su cui in futuro sarà necessario porre attenzione riguarda la questione dell’educazione a un uso consapevole del mondo digitale: bambine e bambini, ragazze e ragazzi si sono trovati immersi nella tecnologia senza possedere le competenze necessarie per padroneggiarli (e qui non ci riferiamo solo a quelle strumentali) e spesso non hanno potuto neppure chiedere aiuto alle famiglie. Vogliamo concludere le nostre riflessioni mettendo in luce, tuttavia, le grandi risorse che tutte e tutti hanno cercato e stanno cercando di esprimere".

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