Anoressia, bulimia e Covid 19: "La pandemia non deve fermare la lotta ai disturbi alimentari"

Il 2 giugno è stata la Giornata nazionale contro i disordini alimentari. Uno studio conferma l'abbassamento dell’età di insorgenza dei disturbi alimentari e una loro maggiore diffusione nella popolazione maschile

 Ieri, 2 Giugno, festa della Repubblica italiana, è stata anche la Giornata nazionale contro i disordini alimentari istituita per tenere un faro acceso su chi si trova a combattere questo tipo di battaglie. E proprio l’emergenza Covid – come sottolineato dalla psichiatra e psicoterapeuta Laura Dalla Ragione, fondatrice di Palazzo Francisci della Usl Umbria 1 - ha reso più difficili le condizioni di chi soffre di queste terribili patologie e la possibilità di essere curati.

“In questi ultimi due mesi abbiamo visto il Sistema Sanitario Nazionale concentrato sull’emergenza della pandemia da Covid-19. Interi ospedali hanno interrotto qualsiasi tipo di attività per essere dedicati esclusivamente alla cura del Covid-19, gli ambulatori sono stati chiusi, molti trattamenti sospesi. Proprio per questa emergenza – si legge in una nota - le persone che soffrivano di una malattia o un disturbo possono essersi aggravate, aver avuto ricadute, o addirittura essere aumentate.

E’ questa la preoccupazione del Ministero della Salute nei confronti delle persone che soffrono di Disturbi Alimentari (DA): Anoressia Nervosa, Bulimia Nervosa, Disturbo da Binge Eating, ma anche altre tipologie di disturbi.

Anche se per ora non è possibile quantificare l’incremento dell’incidenza dei disturbi alimentari causato dalla pandemia, intanto il Ministero della Salute ha promosso, e sta portando avanti anche in questo periodo di emergenza, un’azione Centrale – Progetto CCM dedicato ai Disturbi del Comportamento Alimentare, dal titolo “Piattaforma per il contrasto alla malnutrizione in tutte le sue forme (triplo burden: malnutrizione per difetto, per eccesso e da micronutrienti)”,

Anche nel periodo della pandemia lo studio è stato portato avanti e stanno emergendo i primi dati provenienti dall’analisi dei dati degli ultimi 5 anni (dal 2014 al 2019). Dall’analisi preliminare di tali dati, considerando tutte le diagnosi per DCA nel loro complesso, si ha un aumento della patologia costante nel tempo. Confermando un abbassamento dell’età di insorgenza dei disturbi alimentari e una loro maggiore diffusione nella popolazione maschile.

Un altro ambito di riflessione riguarda l’offerta assistenziale. “Nelle regioni dove sono presenti reti di servizi diffuse e specializzate nel trattamento dei disturbi del comportamento alimentare (Dca) il tasso di ospedalizzazione, che ricordiamo segnala la necessità di un ricovero salvavita, è molto più basso.  Mettendo in evidenza come un intervento precoce e territoriale possa evitare l’aggravarsi dei quadri clinici e migliorare la prognosi”. Un altro dato è quello della differenza della mobilità extraregionale, anche quella, molto elevata nelle regioni dove sono assenti strutture di cura.

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Fondamentale, per gli esperti,  i livelli assistenziali - sia ospedaliero che territoriale - alla luce di questo periodo di emergenza. “La medicina del territorio, che nel caso dei DA è rappresentata dagli ambulatori possono ridurre significativamente il rischio di ricoveri per acuzie, ma l’assenza di presidi ospedalieri con posti letto dedicati è essenziale nei casi di emergenza.”

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