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Distributori automatici in Comune, il giudice assolve i titolari della RistoroH24

Gli imprenditori erano accusati di frode in pubbliche forniture e turbativa d’asta, ma per il giudice il "fatto non sussiste"

La guerra per le macchinette del caffè e i distributori di alimenti e bevande in Comune a Perugia finisce con l’assoluzione piena dei tre imputati, , difesi dagli avvocati Laura Modena e Giampaolo Delli Cicchi.

Secondo l’accusa, sostenuta dal sostituto procuratore Mario Formisano, nel 2013 l’azienda RistoroH24 si sarebbe presentata al bando di gara come capofila di un raggruppamento temporaneo di impresa non avendo l’anzianità di bilancio prevista dalla legge. Ostacolo superato con la partecipazione al raggruppamento di un’azienda con le carte in regola.

Fin qui nulla di strano, se non fosse che per l’accusa questa sorta di fidejussione sarebbe stata finta, in quanto l’azienda con l’anzianità non avrebbe partecipato alle operazione di fornitura né dei distributori né dei prodotti. Da qui l’accusa di turbativa d’asta.

Altra accusa, inoltre, riguardava proprio la fornitura di bevande e spuntini che non avrebbero garantito la molteplicità dell’offerta. Niente prodotti, quindi, dietetici, per soggetti intolleranti o celiaci. Cosa che avrebbe comportato l’accusa di frode nelle pubbliche forniture.

Il caso è approdato davanti al giudice per l’udienza preliminare Valerio D’Andria ed è stato deciso con un giudizio abbreviato condizionato all’audizione di un teste, un perito chiamato a rispondere sui prodotti venduti tramite le 171 macchinette piazzate nei vari uffici comunali.

Il pubblico ministero, al termine della requisitoria, ha chiesto la condanna a sei mesi per i tre imputati per l’accusa di frode e l’assoluzione per le forniture. La difesa, basandosi sugli elementi portati davanti al giudice, ha chiesto l’assoluzione per i due capi d’imputazione.

Il giudice per l’udienza preliminare ha mandato assolti con formula piena i tre imputati.

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