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Intasca l'indennità per turni di lavoro mai svolti, condannata marescialla della Polizia provinciale

La Corte dei conti: "Lavorava solo di giorno e prendeva gli straordinari sapendo che non le spettavano"

Percepisce l’indennità di turno, ma non era al lavoro. Per questo la Corte dei conti ha condannato un’agente dalla Polizia provinciale a risarcire l’ente per quasi tremila euro.

La Procura regionale della Corte dei conti aveva chiesto la condanna di una marescialla del corpo di polizia della Provincia di Perugia per l’indebita percezione, tra il 1° luglio 2013 e il 30 novembre 2017 “dell’indennità di turno pari a complessivi 5.901,27”. Cifra poi ridotta a 2.950,62 in quanto la somma era stata divisa, e imputata, anche ad altri due agenti della Polizia provinciale.

L’indagine era nata da tre esposti con i quali veniva denunciato “che la convenuta aveva percepito l’indennità di turno in assenza” dei requisiti previsti dalla normativa in vigore all’epoca.

Secondo la norma il “turno” consiste “in un’effettiva rotazione del personale in prestabilite articolazioni giornaliere dell’orario lavorativo”. Turnazione che va distribuita “nell’arco del mese in modo tale da far risultare una distribuzione equilibrata e avvicendata dei turni effettuati in orario antimeridiano, pomeridiano e, se previsto, notturno”.

In base agli accertamenti svolti dalla Guardia di finanza, dai tabulati delle presenze giornaliere della dipendente emergeva che non aveva svolto “un orario lavorativo con distribuzione equilibrata e avvicendata dei turni”, con mancanza dei cartellini di presenza mensili del 2013, senza sottoscrizione quelli di diversi mesi dal 2014 al 2017, e spesso compilate “a posteriori via web dal responsabile dell’Ufficio”.

Secondo la Procura contabile, quindi, l’indennità sarebbe stata corrisposta in maniera illegittima, con una gestione dei cartellini, delle presenze e del conteggio degli straordinari in maniera scorretta. Il rapporto della Guardia di finanza ha anche accertato che i software gestionali adoperati dalla Provincia di Perugia non erano in grado di “riscontrare e incrociare il dato totale delle ore utili a usufruire dell’indennità di turno rispetto a quelle realmente liquidate al personale, né a verificare se negli orari pomeridiani dichiarati la dipendente avesse effettivamente utilizzato la sua postazione informatica”.

La marescialla avrebbe “svolto orari quasi soltanto antimeridiani, con carenza del necessario avvicendamento turnario implicante il disagio che l’emolumento accessorio è finalizzato a compensare”.

Secondo i giudici contabili l’ente provinciale ha subito un danno “causato dalla condotta gravemente colposa della dipendente”, percependo “l’indennità con la consapevolezza di non averne diritto anche in base alle disposizioni interne diramate dal comandante”.

Da qui la condanna al pagamento di 2.950,62 euro, oltre rivalutazione monetaria, e al pagamento delle spese di giudizio per 493, 51 euro.

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