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Critica un negozio sui social per un cambio merce negato e finisce indagata per diffamazione

Il proprietario dell'attività commerciale ha denunciato per un messaggio una cliente che si difende: "Esercitato solo il diritto di critica del consumatore"

Lo sfogo sui social, se non trascende nelle offese o nell’ingiuria, equivale alla diffamazione oppure rappresenta il diritto di critica del consumatore? Alcuni tribunali si sono già pronunciati per questa seconda ipotesi, ma sempre nell’ambito di un’azione penale per diffamazione.

Una perugina, difesa dall’avvocato Giacomo Leonelli, ad esempio risulta indagata per aver scritto un post in cui criticava il comportamento del proprietario e delle commesse di un negozio a seguito di un tentativo di ambiare della merce acquistata il giorno prima.

La signora aveva acquistato dei capi di abbigliamento per l’anziana madre, la quale non potendo camminare non si era recata nel negozio. Dopo aver acquistato della merce la signora aveva chiesto se poteva farla provare alla madre e poi, eventualmente tornare per un cambio. Ricevendo ampia rassicurazione.

Una volta a casa e provando i capi d’abbigliamento aveva constatato che la taglia era piccola. Così era tornata per cambiare almeno la seconda confezione, neanche aperta.

Leggendo lo sfogo sui social della donna, però, sarebbe stata trattata male dal personale e il cambio non sarebbe stato possibile. Due comportamenti che avevano portato alla critica sui social, soprattutto perché attuati contro una persona anziana. Nel post, comunque, non vi erano offese, ma solo l’utilizzo di termini forti per sottolineare un comportamento poco attento e scarsamente umano.

I commenti sotto quel post, invece, erano di tutt’altro tenore: da chi voleva conoscere il nome dell’attività commerciale per boicottarla fino a chi voleva organizzare una protesta.

Il proprietario del negozio ha sporto querela e adesso la signora autrice del post è ufficialmente indagata per diffamazione. Il difensore della donna, l’avvocato Leonelli, depositerà una memoria difensiva incentrata sul diritto di critica del consumatore, secondo il quale anche una recensione negativa su un’attività commerciale, pur se pungente, “pubblicata su internet dai clienti insoddisfatti, non fa scattare il reato di diffamazione perché il gestore di un esercizio pubblico, operando sul mercato, accetta anche il rischio che i propri servizi non siano graditi e vengano, pertanto, criticati” recita una sentenza del Tribunale di Pistoia.

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